Il rapporto di Medici senza frontiere
Un anno di massacri nella Repubblica Democratica del Congo e in Costa d’Avorio si sono meritati, rispettivamente, 5 e 10 servizi televisivi in prime time. Questo è quanto emerge dal rapporto 2011 di Medici senza Frontiere sulle “Crisi dimenticate dai media”.

Nell’estate 2011, la carestia nel Corno d’Africa è stata annunciata dalle organizzazioni internazionali e non governative, come una catastrofe umanitaria senza precedenti: oltre 10 milioni di persone colpite e centinaia di migliaia di profughi. I telegiornali della sera hanno dedicato al tema 41 notizie, 372 in meno rispetto ai servizi dedicati all’evento mondano dell’anno: le nozze del principe William e Kate Middleton, in Regno Unito. È quanto emerge dal rapporto 2011 di Medici senza frontiere sulle “Crisi dimenticate dai media”, pubblicato il 15 maggio da Marsilio Editore.

Ogni anno, dal 2005, Msf, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, stila una lista delle crisi più gravi nel mondo, chiedendo un impegno ai mezzi di informazione. “Non far conoscere la sofferenza di milioni di rifugiati, di bambini malnutriti, di civili feriti e torturati – si legge dal rapporto – equivale a dire che tutte queste persone, e le loro sofferenze, le loro vite non esistono”.

Nel 2011 le edizioni serali dei Tg di Rai, Mediaset e La7 hanno dedicato il 10% del totale dei servizi a crisi, conflitti, emergenze umanitarie e sanitarie, con un incremento di 4 punti rispetto al 2009, da attribuire, secondo i ricercatori, alla copertura mediatica sulle “Primavere arabe” e il terremoto in Giappone.

Per la prima volta Msf ha deciso di monitorare il modo in cui i Tg hanno trattato gli sbarchi dei migranti in fuga dal Nord Africa. Su 1391 servizi, il 63% ha privilegiato la cronaca, senza alcuna contestualizzazione, mentre, nel 76% dei casi, il tono utilizzato è allarmistico. “Toni epocali” li definisce l’organizzazione, il fenomeno è descritto utilizzando frequentemente termini come: “emergenza”, “ondata record”, “esodo senza precedenti”, “numeri impressionanti”. “Poi c’è il lessico bellico – spiega Msf – ‘invasione’, ‘occupazione’, ‘tregua’,’bomba’, ‘miccia’, ‘polveriera’, ‘evacuazione'”. Termini che hanno contribuito, secondo l’Osservatorio di Pavia, ad amplificare, talvolta, il fenomeno, piuttosto che rappresentarlo.

Ancora una volta, invece, è assente la voce deii migranti, raramente interpellati, subiscono la notizie cedendo il ruolo di narratori a esponenti politici e amministratori locali: “I protagonisti a cui è data voce – dice Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia – sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno”.

La crisi su cui Msf chiede di accendere un riflettore, riguarda la condizione dei rifugiati dal Mali, fuggiti in Niger, Burkina Faso e Mauritania.”Fornire assistenza medica in quest’area è estremamente difficile – spiega Msf – Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”.

(In audio l’intervista di Ismail Ali Farah a Sergio Cecchini, direttore della Comunicazione di Medici senza Frontiere)