Che cosa resta del vertice
Si è concluso ieri il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare di Roma. Il Forum della società civile ha criticato la mancanza di impegni e proposte concrete della dichiarazione ufficiale, approvata all’unanimità il primo giorno del summit. Proteste dei movimenti contadini del sud del mondo.

Nella conferenza di chiusura del vertice sulla sicurezza alimentare (Roma, 16-18 novembre), persino il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ha mostrato tutta la sua insofferenza nei confronti della pochezza dei risultati ottenuti a Roma: «La fame è una questione economica, sociale e culturale – ha dichiarato – e l’assenza dei “grandi della terra” ha ridotto il summit a una dimensione puramente tecnica».

 

Il direttore generale, solitamente molto agguerrito, ieri è sembrato quasi afflitto dall’impotenza che anche in quest’occasione l’organizzazione per l’alimentazione dell’Onu ha dimostrato. Diouf che guida la Fao da 16 anni, ha inoltre ribadito che questo sarà il suo ultimo mandato come direttore: «Ho fatto il mio mestiere, di più non potevo fare. Ho già detto nel 2005, quando sono stato rieletto, che sarebbe stata l’ultima volta e sono un uomo di parola».

 

Ascoltando Diouf si coglie una quasi totale sintonia tra la sua insoddisfazione e quella del Forum della società civile. Tanto che Sergio Marelli, presidente dell’Associazione delle organizzazioni non governative italiane è giunto a dire che Diouf si è allineato alla posizione critica delle ong.

 

Oltre alla conferenza di chiusura istituzionale se ne è tenuta un’altra, stavolta fuori dalla Fao, organizzata dai dissidenti de “La Via Campesina”, movimento internazionale di contadini, che per tutta la durata del vertice ha presidiato una tenda con 40 agricoltori da 25 paesi diversi per far sentire la propria voce, il proprio dissenso di fronte alle non-decisioni dei potenti.

 

Secondo Yeko Etienne Sedar, agricoltore e allevatore del Congo Brazzaville, «chi governa dovrebbe prestare più attenzione all’agricoltura e investire sulla formazione dei contadini. Ai problemi più impellenti la dichiarazione di questo vertice non fa riferimento».

 

Aichatou Sani, contadina del Niger, è convinta che il problema sta nel garantire la sovranità alimentare: «I fondi che le istituzioni come la Fao mette a disposizione devono essere gestiti direttamente da noi contadini. Oggi non è così». E racconta: «Nel 2005 il Niger ha attraversato una gravissima carestia e per questo ci sono stati assegnati dei fondi di emergenza. Questi soldi però sono stati dati in gestione ad un’ong irlandese, Goal, e sono quindi stati sprecati dagli intermediari».

 

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati