Tunisia
Ieri i tunisini sono stati nuovamente colpiti da un attentato terroristico. 12 vittime nell'esplosione di un autobus che trasportava agenti della guardia presidenziale nel centro di Tunisi. Due le ipotesi: bomba oppure kamikaze a bordo. È il terzo grave attacco del 2015. Manca la sicurezza e torna la paura.

La Tunisia per la terza volta in anno è stata gravemente colpita ieri da un nuovo attentato terroristico. Nel tardo pomeriggio, un bus che trasportava agenti della guardia presidenziale è saltato in aria nella centralissima avenue Mohamed V della capitale Tunisi. Bilancio 12 morti e una ventina di feriti. L’esplosione, immediatamente qualificata come atto terroristico, ancor prima di qualunque rivendicazione, è avvenuta nei pressi della sede dell’Rdc, l’ex partito unico del dittatore Ben Ali.

Secondo i primi risultati delle indagini preliminari, nell’attentato sono stati utilizzati 10 chili di esplosivo militare contenuti probabilmente in uno zaino o una cintura esplosiva. Lo rende noto il ministero dell’Interno tunisino precisando che 12 vittime, tutti agenti, sono state identificate attraverso le impronte digitali. La procedura non è stata applicata al tredicesimo cadavere perché non sono state rinvenute le dita ed è stato quindi disposto un esame del Dna.
Dopo gli attentati di marzo al Museo Bardo di Tunisi (24 morti) e alla stazione balneare di Sousse a fine giugno (39 vittime), che hanno colpito soprattutto turisti stranieri, questa volta il colpo è stato portato nel cuore del potere e della capitale.
Un attentato anche simbolico, che certo scuoterà il già precario turismo in vista delle festività di fine anno, ma che vuole affermare la capacità di colpire il centro del potere stesso. L’unico potere, quello tunisino, a portare a termine una difficile e fragile transizione nel fermento che quasi cinque anni fa aveva attraversato il mondo arabo. 

Ombra Stato islamico
Tunisi si è svegliata dopo una notte di coprifuoco, dalle 21 di ieri alle 5 di stamattina, e con lo stato di emergenza per 30 giorni. Il presidente Essebsi lo aveva già decretato dopo Sousse, all’inizio di luglio ed era stato tolto solo alla fine di ottobre.
In mancanza di una rivendicazione è difficile indicare con precisione la matrice dell’attentato. Tuttavia a Tunisi si fa notare come il paese abbia conosciuto non solo la più importante componente tra i combattenti stranieri (foreign fighters) del cosiddetto Stato Islamico (circa 5.500 secondo l’Onu, 4.000 dei quali in Siria), ma anche il fenomeno inverso del loro ritorno in patria. Difficile stabilire se si tratti di una tattica o una strategia pianificata da tempo, sta di fatto che i due attentati al Bardo e a Sousse, rivendicati dal Califfato, sono opera di tunisini rientrati via Libia.
Finora i terroristi avevano attaccato stranieri oppure militari o poliziotti. La seconda opzione si è confermata anche in questo caso, ma non lascia del tutto tranquilla la popolazione civile finora risparmiata. Nelle settimane scorse ci sono stati attacchi a singole persone nelle zone interne del paese. La modalità dell’attentato a Tunisi avrebbe potuto produrre ben altri danni “collaterali” ai passanti ignari.
La sicurezza si conferma come il lato scoperto del governo di coalizione, anche se pare che un grave atto terroristico sia stato sventato una settimana fa.

Instabile Nidaa Tounes
Probabile coincidenza, l’ultimo attentato, come quello al Bardo, si manifesta al momento dell’ennesima crisi all’interno del partito maggioritario, Nidaa Tounes. La lotta dei clan al suo interno destabilizza anche il governo, poiché una parte dei suoi deputati potrebbe abbandonare il partito, lasciando ai fondamentalisti di Ennahda la palma di forza maggioritaria nel parlamento. I deputati ribelli contestano proprio il ruolo egemone che Ennahda eserciterebbe già in seno al governo. Il tentativo dell’ultima mediazione spetta al leader del partito, Essebsi che, a seguito dell’attentato, ha rinunciato alla sua prossima visita in Svizzera.

Nella foto la carcassa dell’autobus della guardia presidenziale tunisina esploso ieri sera nel centro di Tunisi. (Fonte: Afp)