NON SONO RAZZISTA MA – LUGLIO e AGOSTO 2019
Marco Aime

“La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”. Così recitava un vecchio slogan anarchico, tornato quanto mai attuale in questi ultimi tempi, da quando molti incontri pubblici del ministro dell’interno sono stati accompagnati da una coreografia di lenzuoli stesi ai balconi, con frasi sempre più fantasiose e ironiche.

Infatti, il potere, soprattutto quello autoritario, teme la risata, lo sberleffo molto più dell’attacco, anche quello più duro. Perché allo scontro ci è abituato e risponde con violenza anche maggiore, ma l’ironia lo spiazza, perché depotenzia l’azione, perché non vuole risposte e se le vuole, le richiede semmai sullo stesso terreno. La battuta ti porta sul suo campo ed è un luogo che richiede intelligenza, non forza.

Non è casuale, infatti, la reazione smodata nei confronti dei ragazzi che fingono di volere un selfie e poi pongono domande imbarazzanti, tipo: «Dove sono i 49 milioni?». Non c’è risposta, se non quella sincera. Così come quei lenzuoli, che all’inizio esprimevano solo il malumore per la presenza del ministro nella loro città, ma che poco a poco si sono trasformati in sberleffi bianchi, in attesa di essere rimossi per ordine di prefetti zelanti. Così quel “A’ Salvì, quanto fa 7 x 7?” è peggio di qualunque insulto. Per poi arrivare al meta-sberleffo, tipo “Portatela lunga la scala, che abito al quinto piano” oppure “Questo è un lenzuolo che deve asciugare”.

Dai giullari del medioevo a Dario Fo a Lenny Bruce a Charlie Chaplin la satira, l’ironia hanno sempre graffiato chi sta al potere, rendendolo impotente. Si tratta di strumenti fondamentali della democrazia, quella vera, dove ciascuno ha diritto di esprimere la propria opinione e di farlo nei modi che ritiene opportuni.

In un’epoca di linguaggi sprezzanti, di toni aggressivi, di insulti e arroganza mediatica, un po’ di sano umorismo sembra persino un balsamo rilassante. Inoltre, mentre l’insulto parte dalla parte più bassa dei nostri istinti, l’ironia, quando è ben fatta, richiede intelligenza e talvolta qualche pizzico di genialità. Certo, non saranno alcune battute, seppure intelligenti, a sconfiggere l’autoritarismo imperante, però sono piccole spine nel fianco, che fanno male.

Ministro dell’interno
Quasi in ogni tappa del suo tour elettorale per le europee, ma anche dopo, il ministro dell’interno è stato contestato. In ogni città da nord a sud. In piazza e ai balconi. I toni si sono accesi quando a Salerno e a Brembate, due cittadini si sono visti sequestrare le loro “lenzuolate” di protesta.