Marocco / Voto amministrative
Venerdì scorso il Marocco è andato al voto per le elezioni regionali e comunali. Le prime nel dopo-Costituzione, che hanno sancito l’affermazione del partito islamista Pjd del primo ministro Abdelilah Benkirane. Superando così nettamente la prova del voto, gli islamisti mettono una seria ipoteca sulle politiche dell’anno prossimo.

La stampa marocchina è concorde nel designare gli islamisti del Partito della Giustizia e Sviluppo (Pjd) come i vincitori delle elezioni regionali e comunali in Marocco di venerdì 4 settembre. Il Pjd, grazie alla conquista del 25% dei seggi, si è piazzato al primo posto delle regionali, dove i consiglieri sono stati eletti per la prima volta a suffragio universale e diretto, e al terzo posto delle comunali (16%).
Nelle regionali il Pjd ha distanziato il principale rivale, il Partito dell’Autenticità e Modernità (Pam), di tendenze liberali, fondato da un consigliere del re Mohammed VI e per questo ritenuto vicino alla monarchia, che ha ottenuto il 19% dei segg. Al terzo posto, col 17%, il Partito dell’Indipendenza (Istiqlal), lo storico partito conservatore.
Alle comunali, invece, è arrivato in testa il Pam col 21% dei seggi, seguito dall’Istiqlal col 16% e dal PjD col 15,9%. Il tasso di partecipazione è stato del 53,6% (52,4% nel 2009).

Esame per il Pjd
Vincitore, a sorpresa, nel novembre 2011 delle prime elezioni politiche dopo i movimenti di contestazione (la cosiddetta “primavera araba”), il Pjd è alla testa del governo di una coalizione piuttosto eterogenea (vi figurano anche gli ex-comunisti del Pps), dopo essere rimasto molti anni all’opposizione. Il partito del premier Benkirane era pertanto atteso alla prova poiché, attento a non rompere gli equilibri con la monarchia, la quale conserva la sostanza del potere, non si era messo in evidenza per un’azione particolarmente risoluta nell’affrontare le sfide del paese (corruzione, economia, terrorismo).
Il Pjd ha la maggioranza assoluta dei seggi in 9 grandi città e tra queste Casablanca e Fès nelle quali diventano sindaci due ministri del suo governo. Più complesso il gioco nell’amministrazione delle regioni: arrivato in testa in 4 di esse, tra cui quelle che, con Casablanca, Fès e Rabat, raggruppano quasi la metà della popolazione, il Pjd non ha tuttavia la maggioranza in nessuna. Sarà necessario trovare alleanze, che i due principali partiti di opposizione, il Pam e l’Istiqlal, non hanno intenzione di offrire al rivale, anzi hanno annunciato l’intenzione di coalizzarsi per amministrare 8 regioni su 12.

Consenso solido
Il Pjd ha dimostrato di essere ben radicato nelle zone urbane, dove il suo islamismo conservatore rassicura strati sociali toccati dall’evoluzione rapida della società. Inoltre il suo discorso sulla corruzione, con scarsi risultati dal punto di vista dell’azione di governo, raccoglie comunque una parte del malcontento che scatenò la breve rivolta popolare di quattro anni fa.
A circa un anno dalle nuove elezioni politiche, il Pjd può legittimamente aspirare a mantenersi al governo, ponendo non pochi problemi all’assetto politico-istituzionale. La monarchia, che da sempre esercita il potere effettivo, potrebbe non riuscire più a manipolare l’alternanza dei partiti al governo come in passato.
Il Pam, malgrado i mezzi a sua disposizione, si è mostrato meno incisivo del previsto, e l’orizzonte delle opposizioni, da sempre frantumato per consentire al re di puntare sulle divisioni per condurre il gioco, risulta poco funzionale al nuovo dettato costituzionale (2011) che obbliga il re ad affidare la formazione del governo al partito di maggioranza relativa.

Attenzione monarchia
Tra le prerogative che il re mantiene intatte, vi è il discorso religioso. Un partito di fatto fondamentalista islamico come il Pjd potrebbe alla lunga sottrarre terreno alla monarchia, soprattutto in fatto di costume. Non a caso si sono moltiplicate le manifestazioni di intolleranza nei confronti della modernità, che offusca l’immagine, perseguita dal re, di un paese moderno, aperto e tollerante.
Se per il momento è esclusa la ripresa delle tensioni sociali come quelle di 4 anni fa, dato che la monarchia ha nelle mani un apparato repressivo di straordinaria determinazione e durezza, il paese potrebbe conoscere nuove dinamiche capaci di iniziare a scuotere un sistema di potere plurisecolare.

Nella foto sopra il segretario generale del partito Partito della Giustizia e Sviluppo (Pjd), Abdelilah Benkirane. (Fonte: Afp)