Kenya

Il 95% dell’incendio che ha raso al suolo parte della foresta del Monte Kenya è stato contenuto. Lo ha annunciato ieri presidente del Kenya Forest Service, Peter Kinyua, secondo il quale almeno 35.000 acri di foresta sono stati distrutti.

Le pendici del parco nazionale del Monte Kenya, classificato come patrimonio dell’umanità dall’Unesco, stavano bruciando da una settimana senza che si riuscisse ad estinguere le fiamme. Siccità e venti sostenuti hanno reso molto difficile il lavoro degli uomini del Kenya Wildlife Service, del Kenya Forest Service e di varie organizzazioni non governative, affiancati dall’esercito, mobilitato per colmare la mancanza di risorse e di squadre addestrate.

L’operazione è stata complicata dai venti violenti e mutevoli, e dal difficile accesso alle zone in fiamme. Sabato, forti piogge sul lato meridionale della montagna – la seconda vetta più alta d’Africa dopo il Kilimanjaro – hanno spento parte del rogo, che ha consumato più di 120.000 ettari di vegetazione e ucciso la fauna selvatica nelle contee di Embu, Kirinyaga, Meru, Laikipia e Nyeri.

Il parco nazionale del Monte Kenya è una riserva naturale ricca di fauna selvatica, molto popolare tra i turisti, ma soprattutto è una delle cinque ‘torri d’acqua’ del paese, foreste montane – già minacciate dal disboscamento – che rappresentano fondamentali serbatoi naturali d’acqua pulita che riforniscono tre quarti della popolazione.

Sull’origine di questi incendi sono state avanzate diverse ipotesi. I media locali citano anche credenze popolari sulla combustione della vegetazione per “chiamare” la pioggia. Comportamenti che distruggerebbero migliaia di ettari di verde ogni anno. (Daily Nation / KBC)