Kenya / Dadaab

Secondo un documento interno dell’Onu, visto dall’agenzia Associated Press, il Kenya avrebbe chiesto di nuovo di chiudere il campo profughi di Dadaab, aperto nel 1991, che ospita 200 mila rifugiati somali, in fuga dall’insicurezza che domina il paese e dalla cronica siccità e conseguente carestia. L’Onu ha risposto che la situazione in Somalia non è tale da poter garantire sicurezza e che, dunque, il ritorno dei profughi può avvenire solo su base volontaria. Un programma per il ritorno volontario è già operativo: alla fine del 2018 aveva sostenuto il ritorno di 82 mila persone residenti nel campo.

La richiesta di chiudere Dadaab sarebbe stata avanzata a metà febbraio, un mese dopo l’attacco del gruppo terroristico somalo al-Shabaab ad un complesso alberghiero di lusso a Nairobi. Secondo le autorità keniane, il piano sarebbe stato messo a punto proprio all’interno del campo. Da tempo, secondo Nairobi, Dadaab sarebbe fonte di insicurezza. Sarebbe infatti uno dei luoghi nei quali al-Shabaab recluta nuovi miliziani da utilizzare per atti criminali nel paese.

Non è la prima volta che il governo del Kenya muove simili accuse, ma non ha mai portato prove conclusive in proposito. Non è neppure la prima volta che Nairobi chiede di chiudere il campo. Nel 2017 una simile richiesta fu fermata da una sentenza di un tribunale keniano perché la Somalia non può essere ancora considerato un paese sicuro.

Il documento dell’Onu dice anche che il Kenya ha proposto alternative, compreso il reinsediamento dei profughi di Dadaab lontano dal confine somalo, per esempio a Kakuma, altro campo profughi storico del paese, situato a nord, al confine con il Sud Sudan. (News 24)