Kenya

Centinaia di persone hanno manifestato ieri per le strade di Nairobi contro la costruzione di una centrale a carbone per la produzione di energia elettrica. L’impianto, proposto nel 2015, dovrebbe essere costruito nelle vicinanze dell’arcipelago di Lamu, una delle più suggestive mete turistiche del paese, già minacciata dal progetto di un terminal petrolifero.

Il progetto, del valore di 2 miliardi di dollari, è finanziato per il 51% dalla compagnia keniana Centum Investments e per il resto dalla Gulf Energy. Sarà costruito dalla cinese Power Construction Corporation, che ha vinto la gara d’appalto nel 2016.

Il progetto è fortemente contestato dagli abitanti della zona e dagli ambientalisti keniani che osservano come, con la costruzione di un impianto a carbone, il paese non potrebbe onorare gli impegni internazionali sottoscritti per contrastare il cambiamento climatico. Ci sarebbero poi altri impatti ambientali, tra cui un notevole inquinamento in una zona da proteggere.

Inoltre, recenti studi dell’Istituto per analisi economiche e finanziarie nel campo energetico (Institute for energy economics and financial analysis – Ieefa) dimostrano che il progetto avrebbe costi ben superiori a quelli previsti. In particolare il costo del carbone, che dovrebbe essere importato, è recentemente aumentato di molto sul mercato internazionale e dunque i costi di gestione, che si scaricherebbero sugli utenti, sarebbero proibitivi.

Gli ambientalisti e gli analisti dell’Ieefa sottolineano che il paese dovrebbe invece investire nella produzione energetica da fonti rinnovabili, per cui ha un altissimo potenziale, così come per la produzione di energia idroelettrica, ora sfruttata per una frazione delle sue possibilità. (Africanews / The Standard)