Il procuratore generale incassa le sanzioni dagli Usa
La tensione è alta tra i gruppi etnici negli slums di Nairobi. Cresce la diffusione di armi leggere tra la popolazione e la Corte Penale Internazionale dell’Aja si prepara ad incriminare i politici responsabili delle violenze pot-elettorali dello scorso anno. Una miscela esplosiva a cui si aggiungono le sanzioni imposte da Wahington al potente attorney general, Amos Wako.

Dopo giorni di indiscrezioni, arriva la conferma: il primo importante dirigente keniano nei confronti del quale sono state emesse sanzioni dagli Stati Uniti è Amos Wako, potente procuratore generale. A rivelarlo è stato il quotidiano locale the Standard. La notizia è stata anche confermata dall’ambasciatore statunitense Michael Ranneberger.

Lo scorso mese, il vice segretario di stato statunitense, Johnnie Carson, aveva annunciato sanzioni personali intraprese nei confronti di un’eminente personalità keniana, senza tuttavia specificarne il nome. Washington ha poi minacciato provvedimenti simili nei confronti di altri esponenti, se il governo di Nairobi, non avesse intrapreso al più presto la strada delle riforme e della lotta alla corruzione.

Wako, si trova a capo della procura dal 1991, nominato dall’ex presidente Daniel Arap Moi, è accusato dagli Stati Uniti, di aver assunto un atteggiamento ostruzionistico nei confronti di numerosi processi per corruzione. L’uomo è infatti l’eminenza grigia dietro ad ogni fallito tentativo di incriminare politici per corruzione o per il ruolo ricoperto nell’alimentare le violenze post-elettorali che hanno sconvolto il paese a cavallo tra 2007 e il 2008.

La Corte Penale Internazionale dell’Aja
(Cpi) si prepara intanto ad imbastire il processo a loro carico, dopo la scadenza, lo scorso 30 settembre, dell’ultimatum concesso al governo di Nairobi, affinché creasse tribunali speciali locali.
È alta la tensione nel paese. Due persone sono morte e altre 15 sono rimaste ferite lo scorso mese, in scontri scoppiati negli slums di Nairobi, tra due opposti gruppi etnici.

Il pericolo di nuove violenze è sempre più reale. Lo dimostra anche la larga diffusione di armi leggere tra le comunità locali. In un reportage, realizzato lo scorso ottobre, l’emittente britannica Bbc ha rivelato come i gruppi etnici dei Kalenjiin e dei Kikujo, gruppo dominante in Kenya, si stiano riarmando soprattutto nella zona della Rift Valley, teatro, lo scorso anno, delle peggiori violenze.

Dopo le elezioni del dicembre 2007, il Kenya è caduto in una profonda crisi politica, con scontri tra la popolazione proseguiti fino ai primi mesi del 2008, causando almeno 1500 morti e 300 mila sfollati interni. Dalla crisi poltiica, ne è uscito un governo di unità nazionale, con Mwai Kibaki, confermato alla presidenza, e Raila Odinga, ex oppositore, alla guida del governo.

(L’intervista a padre Mariano Tibaldo, supeirore provinciale dei Comboniani del Kenya, è stata estratta dal programma radiofonico Focus)