L’avanzata degli ex ribelli
In Costa d’Avorio, le forze di Ouattara assediano la città, preda di bande armate. Attendono solo un comando, dicono, per sferrare l’attacco. I francesi rafforzano il contingente e preparano l’evacuazione. I civili fuggono. Almeno 330 morti massacrati a Duékoué.

Armati e pronti a sferrare l’attacco decisivo sulla capitale economica Abidjan. Le Forze Rivoluzionarie – così si sono ribattezzati gli ex ribelli delle Forze Nuove (FN) che sostengono il presidente riconosciuto Alassane Ouattara – sono alle porte della città in cui è asserragliato il presidente sconfitto al voto di novembre, Laurent Gbagbo e il suo esecutivo.

 

E’ qui che si giocherà la battaglia decisiva. La città, assediata da venerdì scorso dagli uomini di Ouattara e fino ad oggi sotto coprifuoco, è una città fantasma. Chi non è fuggito è chiuso in casa. Le strade sono deserte e la tensione si respira nell’aria. Ma la ‘battaglia di Abidjan’, di fatto, è già iniziata. E’ in corso da settimane e si combatte nei quartieri a nord. “La capitale è in preda all’anarchia, con interi quartieri in mano a bande armate non meglio identificate” racconta Alessandro Rabbiosi, responsabile dei progetti dell’ong Terre des Homme, che abbiamo contattato a Grand-Bassam.

 

Le forze francesi della missione Licorne – contingente di 1.200 militari rinforzato con 450 uomini nelle ultime 24 ore – hanno occupato l’aeroporto e da lì stanno organizzando l’evacuazione dei cittadini francesi (11.800 ad Abidjan) e del personale straniero. Che teme di poter essere bersaglio di nuove violenze fomentate anche dai messaggi diffusi dalla tv di stato, controllata da Gbagbo, che incita all’odio contro i francesi, definiti “forze d’occupazione” intente a pianificare un “genocidio ruandese”.

 

La marcia degli uomini del primo ministro di Ouattara, l’ex capo delle FN Guillaume Soro, era iniziata sette giorni fa dalla roccaforte nordista Bouaké, lungo quella che è stata la linea del fronte durante il conflitto iniziato, nel 2002, con il tentativo di rovesciare Gbagbo.

 

I fronti di questa guerra, ormai da settimane, sono due. Il primo è ad Abidjan, con continui attacchi e aggressioni armate tra i sostenitori dei due uomini politici nei quartieri nord della città. Il secondo è ad ovest, vicino al confine liberiano, dove l’avanzata verso sud delle Forze Rivoluzionarie ha sottratto a Gbagbo importanti città come Daloa, Bloléquin, Toulépleu e Duékoué, aumentando il numero dei rifugiati oltreconfine – più di 90.000 – e arrivando fino a San Pedro, primo porto di esportazione del cacao al mondo.

 

Sul fronte est la scorsa settimana Soro aveva lanciato un ultimatum a Gbagbo, annunciando la sua marcia su Abidjan. Ma nessuna risposta è arrivata dall’avversario che il giorno prima aveva chiesto un cessate il fuoco immediato, dicendosi per la prima volta disponibile a negoziare la sua uscita di scena. Ma anche questo fa parte della “guerra d’informazione” in corso.

 

Isolato diplomaticamente e sottoposto ad asfissia economica dalla comunità internazionale, il presidente uscente mantiene però ancora saldamente le leve del potere. Può contare su una salda base interna di consensi e forse anche sull’appoggio esterno di qualche altro stato africano. Giovedì scorso Phillippe Mangou, capo dell’esercito di Gbagbo si è rifugiato, assieme alla sua famiglia, nell’abitazione dell’ambasciatore del Sudafrica, ad Abidjan. Da quella casa è riemerso oggi per riprendere il comando delle operazioni dell’esercito ivoriano.

 

Intanto si moltiplicano le denunce di uccisioni arbitrarie di civili da parte delle milizie e dei mercenari liberiani di Gbagbo ad Abidjan e in diverse altre zone del paese. La crisi e le violenze seguite alle elezioni presidenziali di novembre hanno provocato secondo l’Onu almeno 473 morti e quasi un milione di sfollati.
Una cifra che però è almeno raddoppiata dopo le denuncie arrivate da Duékoué, che parlano di massacri di massa – 330 morti secondo l’Onu, almeno 800 per la Croce Rossa Internazionale e più di 20.000 sfollati – compiuti tra il 27 e il 29 marzo dalle forze pro-Ouattara, da miliziani e mercenari fedeli a Gbagbo. (m.t.)

 

(In audio da Grand-Bassam, a poche decine di chilometri da Abidjan, il responsabile dei progetti di Terre des Hommes in Costa d’Avorio, Alessandro Rabbiosi, intervistato da Michela Trevisan nel programma radiofonico Focus)