Al-Nuqta – Novembre 2019
Elena Balatti

Il mese missionario straordinario doveva essere caratterizzato da qualche atto, appunto, “straordinario”. Papa Francesco ha aperto ottobre con una veglia di preghiera e vari sono stati i particolari di carattere non comune. Un coro africano ha fatto risuonare accenti inconsueti sotto le volte di San Pietro, mentre un gruppo di missionari e missionarie percorreva la navata centrale della basilica portando le bandiere dei paesi a cui erano inviati. L’inusitata processione multicolore ha attirato l’attenzione di fedeli e turisti che si sono allineati a scattare fotografie con i loro telefonini. Non sapevano quanto era stato difficile far passare quelle bandiere attraverso i vari controlli per la sicurezza. Da parte mia ero ben fiera, trovandomi in Italia, di essere stata scelta per portare la bandiera del Sud Sudan.

Prima della benedizione finale, il nostro gruppo di rappresentanti degli istituti missionari italiani – io per le suore comboniane – si è avvicinato al papa che ha dato a ciascuno di noi la croce dell’invio dicendoci: «Ricevete questo segno della carità di Cristo e della nostra fede. Predicate Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio». Sentirsi dire queste parole direttamente dal papa lascia un po’ scossi…

Mi è stato detto che una veglia con l’invio di missionari, pratica comune in molte diocesi italiane, è un evento straordinario in Vaticano. La croce stessa è stata una specie di shock: fra gli ori e gli splendori della meravigliosa basilica, abbiamo ricevuto una croce di legno scadente e povero, a malapena ricoperta di vernice. Un bigliettino ha chiarito la questione della croce: opera realizzata da un falegname di Lampedusa con il legno dei barconi che portano i migranti.

I due stecchetti incrociati facevano pensare a un altro falegname, vissuto in Galilea, perché quello era il mestiere che Gesù praticò. Un richiamo dunque alla semplicità e essenzialità del messaggio cristiano. Il nome Lampedusa da solo fa inoltre risuonare tutta la complessa questione dei migranti, quelli che attraversano il Mediterraneo innanzitutto, ma anche i milioni che nei vari continenti si spostano alla ricerca di una vita migliore. Il legno apparteneva a barconi approdati con il loro carico umano, ma il pensiero è andato immediatamente ai tanti che non ce l’hanno fatta ad arrivare.

Dopo la veglia, alcune persone si sono scambiate impressioni sull’emozione di ricevere la croce missionaria dal papa. In realtà per me il momento più coinvolgente è stato l’omelia di Francesco dove lui ha ripetuto alcuni capisaldi della sua predicazione: una Chiesa che deve essere in uscita, che dona con gioia, che cammina, che non si aggrappa al «si è sempre fatto così» e non si lascia paralizzare dalla paura. Il cristiano non si accontenta di non fare del male ma sa che «è male non fare del bene». Non era la prima volta che leggevo o sentivo queste espressioni dell’attuale pontefice, ma a viva voce avevano una forza penetrante, come il carbone ardente della Parola di Dio di cui parla il profeta Isaia.

La croce dal papa non dunque un’emozione ma la conferma del mandato a evangelizzare, a portare come cristiani un po’ di gioia e speranza a chi incontriamo.

Mese missionario straordinario

Papa Francesco ha annunciato l’intenzione di promuovere il mese missionario straordinario all’Angelus del 22 ottobre 2017 per «alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice della Chiesa ad gentes». A scandire questo mese sono stati tre eventi: i vespri presieduti il 1° ottobre dal papa, il rosario internazionale nella basilica di Santa Maria Maggiore il 7 ottobre e la celebrazione, il 20 ottobre, della Giornata missionaria mondiale.