AL-NUQTA / SETTEMBRE 2019
Elena Balatti

Dopo 10 anni di sede vacante, dall’ultima domenica di luglio la diocesi di Malakal, in Sud Sudan, ha finalmente un vescovo. Don Stephen Nyodho è stato ordinato nella capitale dello stato dell’Alto Nilo, che è sede episcopale. La scelta del luogo non è stata affatto scontata perché Malakal è stata distrutta per più dell’80% dalla guerra civile 2013-18 e la maggior parte della popolazione è ancora rifugiata nel vicino campo delle Nazioni Unite per la protezione dei civili o in aree del paese più sicure o in Sudan.

Nonostante le considerevoli difficoltà logistiche e di ogni tipo che si prospettavano, il vescovo ha voluto che l’ordinazione si facesse a Malakal, a costo di raggiungere la città a piedi, in barca o con qualunque altro mezzo. E così è stato. Per questo evento storico – la prima volta di una consacrazione episcopale – la gente è venuta da ogni area di questa immensa diocesi che copre un terzo del territorio nazionale. Il gruppo da Akobo ha camminato per 9 giorni; il gruppo da Mayom se l’è cavata con qualche giorno di meno fra marcia nella pioggia e nel fango e barca; un catechista proveniente dalla remotissima Pibor, e che cammina con due stampelle, ha trovato anche lui i mezzi per arrivare… Anche gli attraversamenti fra aree controllate dai ribelli e aree governative sono avvenuti senza troppi inconvenienti.

Una grande folla, qualcuno trascinandosi tori e capre da dare in dono, si è trovata riunita sulla spianata all’aperto dove la cerimonia ha avuto luogo, una reminiscenza evangelica degli invitati al banchetto che provenivano da ogni angolo della città. La notte aveva piovuto, ma il fango nerastro delle zone sul Nilo non ha scoraggiato la gente. La gioia era palpabile durante tutta la liturgia. Guardandoli mi sono chiesta che cosa li aveva spinti a venire lì. Certo un’occasione storica non è da mancare; una grande celebrazione liturgica con canti e danze attira; quindi c’è il dovere di rappresentare la propria parrocchia e forse anche un po’ di curiosità. Negli stessi giorni, perché la popolazione partecipasse al comizio di uno dei vicepresidenti del Sud Sudan, le autorità hanno fatto chiudere il mercato e gli uffici di Malakal. Per l’ordinazione del vescovo, è stata la gente che ha lasciato il resto ed è venuta.

La fede è stata la motivazione di base che ha mosso quelle folle. Papa Francesco ha valorizzato la devozione popolare e le espressioni popolari della fede. Certo molte delle persone che sono venute a Malakal da remoti villaggi dove non ci sono preti non sanno recitare il Credo e non hanno un’idea ben chiara della messa – e ciò costituisce una sfida pastorale che come missionari ci chiama all’azione – ma il loro camminare, i canti, le danze e la loro partecipazione hanno testimoniato la loro appartenenza alla Chiesa. Meglio: hanno testimoniato che sono Chiesa.

Mi piace pensare all’insieme della celebrazione, di cui il ricordo rimane ben vivo, come un evento di inculturazione del Vangelo, un’espressione della vitalità della giovane Chiesa sudsudanese. C’è speranza per il futuro e il presente del Sud Sudan: tanta energia positiva non permette di dubitarne.

Nella foto: Stephen Nyodho (a destra) accanto all’arcivescovo Paulino Lukudu durante la cerimonia di ordinazione a vescovo a Malakal, domenica 28 luglio 2019. (Foto: Joakino Francis / Eye Radio)

Stephen Nyodho
Stephen Nyodho Ador Majwok è nato il 1° gennaio 1973 nel villaggio di Andong (diocesi di Malakal). Ha frequentato le scuole primarie ad Adong e Thawrat Malakal (1982-1989), e successivamente l’istituto St. Lwanga (1990-1997). Ha studiato filosofia nel Seminario maggiore nazionale St. Paul di Khartoum, dal 1997 al 2000, e poi teologia, dal 2000 al 2005. Il 15 maggio 2005 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Malakal. Dopo l’ordinazione ha ricoperto vari incarichi tra cui coordinatore diocesano per i corsi di pastorale, cappellano della gioventù, membro del Collegio dei consultori diocesani, membro del gruppo d’investimento diocesano. Tra il 2013 e il 2016 ha studiato presso la Pontificia Università Urbaniana per la licenza in Teologia Morale; nel biennio successivo ha ottenuto il dottorato in Teologia Morale presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino.