Madagascar / Epidemia di peste
La peste torna a seminare il terrore in Madagascar. Una nuova epidemia sta colpendo la grande isola dell’oceano indiano dallo scorso agosto. Secondo l’ultimo bollettino, pubblicato giovedì dal ministero della Salute, sono stati registrati 231 casi con 33 vittime.

Il bilancio diventa sempre più pesante con il passare delle settimane. La malattia si ripresenta regolarmente in questo periodo dell’anno, ma questa volta ha toccato anche i grandi centri urbani come la capitale, Antananarivo, e il porto di Toamasina. Inoltre la peste si sta manifestando nella sua forma polmonare che è molto più contagiosa perché trasmissibile per via aerea. In questo caso il pericolo è alto, in quanto si può morire anche in sole 24 ore se non si viene curati in tempo con medicinali specifici.

Allarme

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si è già messa in allarme ritiene che esista “un rischio reale di propagazione a livello nazionale, dato che ha già colpito le città nonostante sia appena l’inizio della stagione epidemica”, secondo quanto affermato da Christian Lindmeie, uno dei suoi portavoce a Ginevra. L’Oms venerdì ha pubblicato un comunicato in cui ha annunciato di aver inviato un milione e 190 mila dosi supplementari di antibiotici al ministero della Salute malgascio e che altre 244 mila sono in arrivo nelle prossime settimane. Sempre l’Oms ha deciso di sbloccare un milione e mezzo di dollari in fondi di urgenza per aiutare la risposta del sistema sanitario nazionale con maschere di protezione e prodotti disinfestanti, ed ha lanciato un appello per il reperimento di almeno altri 5 milioni.

Non è chiaro quando e dove la nuova epidemia sia partita, ma il primo decesso è avvenuto il 28 agosto in un autobus pubblico nella località di Moramanga, poco distante dalla capitale. 

Il governo di Antananarivo ha preso delle misure per impedire la propagazione della malattia. È stato creato un numero verde d’emergenza e le cure sono disponibili gratuitamente negli ospedali. Le autorità hanno inoltre vietato qualsiasi raduno pubblico, gli eventi sportivi e le visite nelle carceri in due delle regioni più affette del paese. Venerdì il ministero dell’Istruzione ha deciso inoltre di sospendere di nuovo le lezioni per una settimana in alcune città, fra cui la capitale. Nonostante questi interventi, sono numerose le critiche rivolte all’esecutivo malgascio che avrebbe risposto troppo lentamente, sottovalutando il problema.

Intanto fra la popolazione sta montando l’inquietudine. Secondo quanto riportano i media locali, ad Antananarivo le farmacie vengono prese d’assalto e le vendite del medicinale “Cotrim”, che aiuta a prevenire l’infezione, sono esplose al punto tale che ormai lo si può comprare solo al mercato nero.
La rabbia e l’abbattimento sono palpabili tra la popolazione, già alle prese con problemi di instabilità politica, disoccupazione e povertà elevata. Ad infiammare gli animi sono anche le numerose fake news diffuse sui social network che avanzato fantasiose teorie complottistiche in vista delle elezioni del 2018.

La malattia della miseria

In Africa il Madagascar e la Repubblica democratica del Congo sono le uniche nazioni in cui quella che viene considerata “la malattia della miseria” è ancora endemica. La peste, diffusa in Europa in epoca medioevale, è arrivata nella nazione insulare alla fine dell’ottocento, portata dai commercianti provenienti dall’India. Nei decenni successivi era progressivamente scomparsa, per poi riemergere negli anni 80.
Ogni anno tra settembre e marzo si possono registrare fino ai 600 casi. Sulla sua diffusione incide la sporcizia dei centri abitati malgasci, in cui non vi è una raccolta dei rifiuti. Questione questa, da tempo sotto accusa.

La peste viene infatti veicolata dai ratti che proliferano nella sporcizia, i quali poi la trasmettono all’uomo attraverso le pulci. Quella polmonare è un aggravante della prima e si trasmette anche per via aerea. Si ritiene che la propagazione del bacillo responsabile (Yersinia pestis) sia esplosa nuovamente anche a causa della deforestazione e dell’aumento degli incendi boschivi che hanno portato di nuovo i roditori a contatto con l’uomo.