Centrafrica / Lo scandalo
Tra il dicembre del 2013 e giugno 2014, almeno 14 soldati della missione di pace francese Sangaris nella Repubblica Centrafricana avrebbero abusato sessualmente di bambini dai 9 ai 13 anni nella capitale Bangui. Esattamente una settimana fa il quotidiano The Guardian ha pubblicato la notizia dell'indagine in corso, nata da una fuga di notizie su una faccenda che forse si voleva insabbiare.

E ci risiamo: “la guerra è una brutta bestia”. Almeno 14 soldati francesi della missione francese Sangaris in Repubblica Centrafricana sono sospettati di aver abusato sessualmente di bambini a Bangui (la capitale) tra il dicembre del 2013 e giugno del 2014. Dei militari francesi accusati, non tutti sono ancora stati identificati, anzi «pochissimi» secondo fonti giudiziarie francesi. Oltre a loro sarebbero implicati anche dei soldati ciadiani e della Guinea Equatoriale. 

L’inchiesta su questa terribile storia era partita in Francia nel mese di luglio del 2014, quando trapelò un rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani sulla faccenda.
Circa 10 bambini avrebbero testimoniato di aver subito violenze in un centro per i rifugiati nei pressi dell’aeroporto M’poko nella capitale. Erano i primi mesi dell’operazione Sangaris dell’esercito francese su mandato Onu (poi sostituita dalla missione Onu denominata Minusca).
Le testimonianze di sei delle dieci vittime vennero raccolte da un impiegato dell’Onu e inserite in un dossier strettamente confidenziale. Quattro ragazzi tra i 9 e i 13 anni gli raccontarono in maniera molto lucida e dettagliata di essere stati vittime di abusi da parte dei soldati francesi mentre gli altri due bambini dissero di esserne stati testimoni.

Perché si sa solo ora?
La storia è venuta a conoscenza dell’opinione pubblica solo la settimana scorsa grazie al quotidiano inglese The Guardian che ha pubblicato lo scoop.  Ma in realtà i fatti sono trapelati grazie a quello che si potrebbe definire un piccolo “WikiLeaks” all’interno delle Nazioni Unite avvenuto nel luglio del 2014.
Il dossier sopracitato, intitolato “Abusi sessuali su bambini da parte delle forze armate internazionali”, venne passato alle autorità francesi da un funzionario di stanza a Ginevra, lo svedese Anders Kompass, violando le regole interne dell’Onu.
Dopo questa fuga di notizie la magistratura francese apriva l’inchiesta e si recava sul posto per ulteriori indagini. L’indagine continuò sottobanco e nel frattempo Kompass pagava la sua scelta, che gli costava la sospensione e il rischio licenziamento.
In seguito attraverso vari passaggi si arriva a mercoledì scorso quando l’inglese Guardian ha pubblicato la notizia, dopo aver avuto il rapporto dall’ong statunitense Aids-Free World.

Le rivelazioni del Guardian
«Se fai quello che ti chiediamo, poi avrai cibo»: così si sarebbero sentiti rispondere, secondo il quotidiano inglese, alcuni bambini centrafricani affamati che avevano avvicinato i soldati francesi della missione di peacekeeping, come spesso accade, per chiedere loro del cibo. I ragazzi avrebbero poi raccontato di esser stati condotti in un “rifugio” vicino alla barriera di accesso all’aeroporto di Bangui, custodita da soldati francesi. Lì avrebbero subìto le violenze. Cercavano cibo e si sono ritrovati abusati e sodomizzati secondo i racconti.
Le accuse non portano nomi. Ma secondo gli inquirenti sarebbero 14 i soldati francesi sospettati di essere implicati.  Il dossier, però, parlerebbe anche di altri 5 militari non francesi, implicati negli abusi, tre ciadiani e due equato-guineani, come ha precisato la codirettrice dell’ong americana Aids-Free World, Paula Donovan, fra i primi ad aver consultato il rapporto dell’Onu prima di passarlo al Guardian.

Reazioni e inchieste
Oltralpe ovviamente si è alzato un polverone mediatico e subito chi di dovere ha dovuto prendere posizione. «Sono disgustato»: così il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, ha commentato la notizia sui presunti abusi sessuali che se venissero verificati rappresenterebbero un «tradimento» nei confronti della Francia. Il ministro ha poi esortato chi li ha commessi ad «autodenunciarsi». In un’intervista al Journal du Dimanche, Le Drian ha confermato di esser venuto a conoscenza dei fatti già nel luglio 2014, ma che non c’è mai stata alcuna intenzione di «nascondere nulla (…) si sta verificando».  Dure anche le parole del Presidente francese Hollande: «Se alcuni militari si sono comportati male sarò implacabile».
L’Onu dal canto suo, invece, si è limitato a confermare la sua inchiesta fin dalla primavera del 2014 su «accuse gravi di sfruttamento sessuale e abusi commessi su bambini da soldati francesi» in Centrafrica.
Il portavoce aggiunto dell’Onu, Farhan Haq, ha anche ribadito però che Anders Kompass, a causa del suo disprezzo per le procedure interne era stato sospeso. Kompass ha sempre giustificato la sua decisione perché si sarebbe reso conto dell’incapacità dell’Onu di metter fine agli abusi che aveva trasmesso il rapporto alle autorità francesi dopo aver costatato che l’Onu non si decideva ad intervenire, afferma The Guardian difendendo il funzionario. Una difesa che ci si sente di supportare, dato che fino ad ora, come ha affermato un commentatore dell’emittente Al Jazeera, «l’unica persona ad essere stata punita per qualcosa è stato quel funzionario Onu sui diritti umani che ha lanciato l’allarme».  Per adesso le alte sfere dell’Onu si sono difese dicendo che considerano «offensiva» l’accusa di aver voluto insabbiare queste accuse.

Insabbiare. Una malattia delle guerre
Diciamoci la verità, partendo dal presupposto che è ancora tutto da verificare e che non bisogna generalizzare e svalutare il lavoro, spesso fondamentale per irsolvere i conflitti, dei soldati delle missioni di pace nel mondo. Nel caos di una guerra civile, il rischio di deriva nei comportamenti sessuali è altissimo e fra i caschi blu capita. Si pensi che nel solo 2014 sono stati recensiti 79 casi di abusi sessuali commessi da caschi blu in missioni di pace, come attestato da un rapporto Onu, di cui uno su quattro commesso a danno di minori.
Il problema però sta nell’insabbiamento. Con la scusa del caos e dell’orrore in cui un soldato sarebbe immerso, si vorrebbe giustificare che possa perdere i suoi riferimenti, la sua fede nella “civiltà” e nella sua missione che è quella di riportare pace. Perché non confessare, senza voler insabbiare, che questi uomini in armi potrebbero aver profittato di persone vulnerabili che avrebbero invece dovuto proteggere? Crimine nel crimine. Come del resto dicono le testimonianze delle mamme di ragazzi centrafricani: «Dicono di essere venuti qui a proteggerci e guarda che cosa ci combinano!». Che tutto ciò avvenga perché i soldati all’estero vivono un sentimento di impunità?
Rieccoci alla frase citata dal comboniano Aurelio Boscaini in commento a questa faccenda. Le parole di Toni Lunardi, l’attore-pastore che il nostro grande Olmi volle protagonista dei “Recuperanti” nel lontano 1970: «La guerra è una brutta bestia che gira il mondo e non si ferma mai».

Nella foto in alto dei soldati della missione di pace francese Sangaris in azione fra le case della capitale centrafricana Bangui. (Fonte: Afp)

 

Sempre sui bambini centrafricani
È notizia di ieri che nella Repubblica Centrafricana i capi di otto gruppi armati si sono impegnati, in una cerimonia pubblica a Bangui, a liberare migliaia di bambini soldato.
Lo ha annunciato il Fondo Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), secondo cui l’accordo riguarderebbe da 6000 a 10000 bambini usati nei combattimenti ma anche come messaggeri, cuochi o schiavi sessuali.
“È una tappa importante nella protezione dei bambini nel paese”, ha dichiarato Mohamed Malick Fall, rappresentante Unicef nel paese. I leader dei gruppi armati avrebbero aderito anche a un accordo per fermare il reclutamento di nuovi bambini soldato.