Migranti / Centro Baobab
Venerdì sera il centro interculturale "Baobab" in via Cupa a Roma, struttura simbolo dell'emergenza migranti nella capitale, ha ospitato una festa che ha radunato migranti, abitanti del quartiere e curiosi di tutta la città. Segno ulteriore di una solidarietà più forte ed efficace di quella mostrata dalle istituzioni internazionali.

Via Cupa, la piccola strada di un quartiere a Roma est, dove sorge il centro Baobab, si è illuminata, per una sera, con i colori della musica e della solidarietà. Solidarietà alle centinaia di uomini, donne e bambini in fuga da Paesi in guerra e da persecuzioni che in queste settimane stanno transitando nella Capitale e che stanno trovando rifugio, cibo e vestiti in questa struttura autogestita da migranti.

Lo scorso venerdì gli ospiti del centro Baobab, prevalentemente eritrei, etiopi e sudanesi, gli abitanti del quartiere ma anche tanti curiosi provenienti da altre zone della Capitale, si sono ritrovati, tutti insieme, nella piccola via Cupa, davanti alla struttura divenuta il simbolo, insieme alla tendopoli allestita nel piazzale antistante la stazione Tiburtina, dell’accoglienza dei migranti a Roma, in un periodo caratterizzato dalle polemiche a livello internazionale sul tema dell’immigrazione con alcuni Paesi che si sono spinti sino al blocco delle frontiere.

Numerosi gli artisti e i musicisti che hanno aderito all’iniziativa, rispondendo all’appello di Daniel Zagghay, il coordinatore del Baobab: da Stefano Saletti & Piccola Banda Ikona a Tetes de Bois, da Nando Citarella a Gabriella Aiello. E, ancora: Barbara Eramo, Mario Rivera, Riccardo Manzi, Raffaela Siniscalchi, Massimo Carrano, Silvio Di Francia, i Traindeville, solo per citarne alcuni.

Si è trattato di una grande festa, dove non sono mancate danze e musiche scandite al ritmo del krar, tipico strumento etiope suonato da alcuni degli ospiti del centro che, dando vita a un divertente fuori programma, sono saliti sul palco incitando gli altri ospiti al ballo.

«Questa serata dimostra ancora una volta che la risposta di solidarietà dei cittadini di Roma è eccezionale ed è più forte ed efficace di quella che sta arrivando dalle istituzioni». A dirlo è Daniel Zagghay, il coordinatore del Baobab, il centro che nelle ultime settimane è arrivato a ospitare anche 800 persone a fronte di circa 180 posti letto disponibili. 

Nella struttura, i transitanti hanno dovuto affrontare condizioni difficili, dormendo ammassati gli uni agli altri, ma hanno perlomeno potuto ricevere pasti caldi, serviti dalla Croce Rossa, dalla Caritas, dalla Comunità di S. Egidio e da altre associazioni, e vestiti e beni di prima necessità donati da abitanti del quartiere e volontari che stanno dimostrando la propria solidarietà senza soluzione di continuità.

Il centro Baobab, per i transitanti che lo stanno affollando in questi giorni, è soprattutto un luogo in cui restare al riparo dal rischio di essere identificati dalle forze dell’ordine, il che vanificherebbe, in virtù del contestato Regolamento di Dublino – che prevede che la persona chieda asilo nel primo Paese in cui approda – il loro sogno verso la tappa finale del loro lungo viaggio, i Paesi del nord Europa. Meta per la quale hanno dovuto attraversare il deserto e il Mediterraneo, mettendo fortemente a repentaglio la loro stessa vita.

Negli ultimi giorni sono in molti ad aver lasciato il centro Baobab e a essere ripartiti alla volta dell’Europa del nord. L’emergenza delle ultime settimane è, almeno in parte, rientrata. Chi resta, invece, può continuare a contare sulla solidarietà degli abitanti del quartiere e dei tanti volontari, che hanno anche creato una pagina Facebook apposita, “Amici del Baobab”, dove segnalare i beni di cui si ha maggiore bisogno e attraverso cui fornire le ultime notizie dal centro. Come la prima piccola che ha visto la luce in via Cupa.

Nelle foto alcuni momenti della festa di venerdì sera nel centro “Baobab” in via Cupa a Roma. (Foto di Danilo Giannese)