Definisce il libro «materiale istruttorio. Domande più che risposte». Ma sono domande dense che scavano in profondità i meandri dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), dove sono trattenuti i migranti «privati della libertà personale in assenza di un reato, un’autentica bestialità giuridica inaugurata una ventina di anni fa». Luoghi imbevuti di ambiguità, irrilevanza, precarietà.

Un campo di trattenimento «è giuridicamente reciso dallo stato cui appartiene, ma nel contempo è proprio qui che il medesimo stato afferma la totalità delle propria potenza: detenere per isolare, purgare, espellere».

L’autore, avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione e socio dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, ha pubblicato nel 2018 L’attualità del male. La Libia dei Lager è verità processuale con l’intento di fornire all’opinione pubblica un’occasione di approfondimento, di riflessione e anche di indignazione su ciò che accade ai migranti africani nel paese nostro dirimpettaio. E questo ultimo lavoro si muove sullo stesso tracciato, analizzando il funzionamento e svelando quasi l’anatomia del Cpr Brunelleschi di Torino.

Per attitudine e per scelta stilistica, la scrittura alterna il racconto in presa diretta alla spiegazione giuridica e alla valutazione politica. Emblematica la vicenda di un giovanissimo sudanese, Abdo, scampato ai massacri nella regione del Darfur, e fuggito quando in Sudan comandava il regime militare di Omar El-Bashir (defenestrato da un movimento popolare nell’aprile 2019) che ha suo carico due mandati d’arresto della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità.

Abdo avrebbe diritto alla protezione internazionale, ma è finito nell’universo parallelo di un Cpr. E dunque la sua domanda di protezione viene ritenuta infondata perché proviene da un Cpr.

«Il giudice incaricato di valutare la fondatezza della richiesta di Abdo decide di toglierli la voce. Non gli fa alcuna domanda. Non parla con lui, non lo vede nemmeno, perché l’udienza – mai come in questo caso negazione dell’atto di udire – si celebra senza la sua partecipazione. Il giudice lo esclude dal processo ritenendolo una presenza superflua perché “il cittadino straniero ha presentato la domanda solo una volta trattenuto presso il Cpr, e quindi solo al palese scopo di ritardare o impedire l’esecuzione dell’espulsione già disposta dal prefetto”».

Di fatto Abdo non esiste. «Il Cpr educa alla scomparsa, alla irrilevanza, è una sabbia mobile che può inghiottire». A decidere la sorte dei tanti Abdo è un giudice di pace, cioè un magistrato onorario la cui appartenenza all’ordine giudiziario è temporanea e non esclusiva. «La scelta di affidare alla magistratura onoraria la tutela della libertà individuale nei Cpr rappresenta un unicum del tutto irrazionale, oltre che tassello di un più ampio processo di consegna della materia del trattenimento alla discrezionalità della pubblica amministrazione».

I Cpr oltre che mostrare le caratteristiche di un abominio giuridico sono anche inefficienti: tra il 2013 e il 2017 è stato rimpatriato appena il 20% di tutti gli stranieri extra-Ue destinatari di un decreto di allontanamento. Come non essere d’accordo allora con quanto afferma Emma Bonino in prefazione: «Le storie di Abdo (sudanese) e di Yasir (somalo) sono metafora del nostro tempo nel quale occorre che le politiche migratorie divengano patrimonio dell’Europa e non appannaggio di 27 staterelli ognuno con i propri egoismi e le proprie convenienze».

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati