Lidia Menapace (Credit: salto.bz)

La nostra amica Lidia ha combattuto l’ultima battaglia della sua vita. Era così dalla parte della vita e della pace che avrebbe voluto escludere perfino i traslati dal lessico militare, anche se una persona disarmata come lei – e disarmante – è rimasta “la combattente”. Lidia non era solo una delle ragazze che nel ’43 aveva scelto di opporsi al nazifascismo. E’ restata sempre “la partigiana”.

Oggi, Lidia, amica mia di una vita, mi è difficile definirti. Se ti avessi chiesto che definizione vorresti si desse di te, mi avresti guardato con i soliti sguardi divertiti e mi avresti detto “ma dai, lo sai bene che prima di tutto sono femminista. Con la speranza di cambiare il mondo”.

E’ vero, ma se pure noi donne siamo multitasking, nessuna è stata impegnata come te in un sacco di lotte, altra parola un po’ violenta, ma che almeno ricorda il tuo impegno “di classe”. In questi giorni ti ho pensato molto, non volevo che cedessi al virus e che dovessi soffrire così tanto, e mi sono venuti in mente diversi momenti in cui eri proprio tu, come ti stiamo pensando adesso, per non essere troppo tristi.

Eri cresciuta nel Veneto cattolico, eri credente, perfino democristiana, ma senza adeguarti mai a nessuna obbedienza imposta: nel ’68 a Brescia il femminismo cristiano dichiarò la sua autonomia e “le libere figlie di Eva” ti videro presiedere una nuova liturgia.

La scelta partigiana ti aveva portato al Pci: non era adatto alla tua indipendenza, alla tua opzione di strategia nonviolenta, tu volevi riformare il sistema, ma solo se la via su cui procedere era retta, senza cedimenti a tatticismi che avrebbero tradito i principi, e forse il tuo era il marxismo della forma ideale.

Dopo l’esperienza del Pdup, sei stata tra i fondatori di Rifondazione comunista: non gli sarai stata scomoda, perché sapevano chi eri e ti hanno portato in parlamento. Il periodo era favorevole al centro-sinistra e ti fu affidata la presidenza della Commissione Difesa.

Qualche rivincita te la devi essere presa in un luogo in cui le donne – anche se un po’ dopo la sinistra avrà una sua ministra alla Difesa – sembravano approdate da un altro pianeta.

Bastava dire che, se si approvava la produzione di un nuovo sistema d’arma perché “poi si acquisivano i benefici della ricaduta sul civile”, era meglio produrre per il civile e lasciare al militare i benefici effetti della ricaduta” e i commissari, per non dire che in effetti era più ragionevole, minimizzavano: “ecco i pareri delle donne”.

Fosti tu a proporre di abolire la squadriglia tricolore con le sue costose acrobazie – l’ultima su Assisi per celebrare la pace! – che forse piacevano anche a Bertinotti. Infatti, nessuno mosse un dito quando fosti sostituita da un deputato di Italia dei Valori che poi fu comprato da Berlusconi.

Hai scritto di te, Canta il merlo sul frumento, ma non ti sei rappresentata per come ti abbiamo conosciuta. E “sentita”. Avevi così imparato a fare politica dalla lezione diretta della Resistenza così come si era sviluppata nella Costituzione repubblicana, aperta al femminismo e al pacifismo, che eri diventata ormai per natura l’immagine della cittadina esemplare.

Ricordi che, quando fosti riconosciuta degna di essere decorata con i gradi di sottotenente, hai respinto l’assegno (allegato per i partigiani che diventavano soldati) scrivendo, come altre donne di quel periodo, “l’abbiamo fatto gratis”?

Le ragazze – e anche i ragazzi – ti studino come figura da cui imparare a vivere bene: c’è bisogno di seguirti e tu stessa, anche con la tua impronta cristiana, li incoraggi: “Secondo me la sinistra stupidamente ha fatto di tutto in questi anni per cancellare la memoria di sé”. Avete da lavorare, ve lo sta dicendo Lidia.