Rapporto Unesco/Unicef
Secondo il rapporto statistico di Unesco e Unicef, il traguardo dell'istruzione elementare per tutto il mondo entro il 2015 non è stato raggiunto. Ancora 58 milioni di bambini dai 6 agli 11 anni non vanno a scuola. Più della metà vive nell'Africa sub-sahariana. Disuguaglianza e povertà i problemi principali, ma anche i conflitti e le discriminazioni fanno la loro parte.

L’Obiettivo del Millennio di una scolarizzazione elementare per tutti entro il 2015 ha fallito il suo traguardo. A constatarlo è il Rapporto dell’Istituto di statistica dell’Unesco in collaborazione con l’Unicef intitolato “Realizzare la promessa non mantenuta dell’educazione per tutti”, diffuso a gennaio.
Il 9% della popolazione mondiale tra i 6 e gli 11 anni, 58 milioni di bambine e bambini, non va a scuola. A questi si aggiungono 63 milioni di adolescenti, tra i 12 e i 15 anni, che non frequentano il primo ciclo delle scuole secondarie (17% della popolazione mondiale di questa fascia d’età).

Malgrado alcuni progressi dall’inizio del nuovo millennio, dal 2007 (Come si vede dal grafico sotto estratto dal rapporto, che indica i bambini non scolarizzati nella fascia d’età relativa all’educazione elementare per regione e sesso, tra il 2000 e il 2012) si nota una certa stabilizzazione e se la tendenza dovesse continuare il 43% di questi bambini non ancora scolarizzati, vale a dire 25 milioni (15 milioni di bambine e 10 milioni di bambini) non metteranno mai piede in una scuola elementare.

 

La situazione è particolarmente grave nell’Africa subsahariana che concentra 30 dei 58 milioni di bambini non scolarizzati. Le regioni più toccate sono quelle dell’Africa occidentale e centrale con 18,8 milioni; in proporzione ciò significa che il 31% delle bambine e il 23% dei bambini non va a scuola: una media di circa il 25%, contro il 4% dell’Europa occidentale.

Tra i venti paesi al mondo con il più alto tasso di bambini non scolarizzati alle elementari, 17 sono nell’Africa sub sahariana, con alla testa Eritrea (66%), Liberia e Sud Sudan (59%), Sudan (49%) e Gibuti (42%).

La mancata scolarizzazione è diversamente distribuita sul territorio. Così in ambiente urbano un bambino in età scolare, che non ha ancora iniziato ad andare a scuola, ha buone probabilità di farlo un giorno o l’altro. Tutt’altra probabilità per chi nasce in una famiglia povera e in una zona rurale. In Nigeria ad esempio i 2/3 dei bambini poveri non va a scuola, ed il 90% di loro non ci andranno mai.

Lo studio cerca di individuare le ragioni della situazione e le possibili vie d’uscita. Sottolinea che non basteranno maggiori investimenti, ad esempio nella costruzione delle scuole elementari, anche se ciò è assolutamente prioritario in paesi come Eritrea, Nigeria e Sud Sudan dove le carenze sono macroscopiche, ma saranno necessari interventi mirati secondo la specificità di ogni paese.
La disuguaglianza e la povertà sono alla base della mancata scolarizzazione elementare, poiché i costi diretti e indiretti non possono essere sostenuti dalle famiglie povere.

Oltre a questo fattore fondamentale, altri cinque sono i maggiori ostacoli da superare: i conflitti e la violenza (non a caso i 4 stati alla testa del tasso di mancata scolarizzazione sono paesi in conflitto), le discriminazioni di genere, il lavoro minorile, l’uso delle lingue non materne che rendono difficoltoso l’apprendimento, le disabilità di diversa natura. È evidente che questi ostacoli sono il più delle volte correlati tra di loro e pertanto sono necessarie politiche coordinate e di lungo periodo.

(Foto in alto tratta da afronline.org)