Guinea-Bissau / Aiuti e riforme
Dopo aver ritrovato un assetto democratico, con il sostegno della comunità internazionale la Guinea-Bissau tenta di ricostruire uno stato del tutto deficitario e di risollevare l’economia. Forte anche l’impegno europeo.

Per la Guinea-Bissau è un nuovo inizio. Poco più di un anno dopo le elezioni presidenziali e parlamentari – giudicate «credibili» dall’allora ministro italiano degli esteri Federica Mogherini, oggi Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza – i donatori si sono riuniti a Bruxelles il 25 marzo, su iniziativa del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, e hanno promesso un miliardo di euro per la ricostruzione del paese. È più del doppio della somma sollecitata dalle autorità della Guinea-Bissau.

Si tratta di una svolta che chiude la lunga fase delle sanzioni europee in seguito al colpo di stato militare dell’aprile 2010. A ben vedere il paese non ha mai goduto di una stabilità politica, ha conosciuto vari colpi di stato, i militari hanno sempre avuto un notevole peso sulla scena politica, tanto che l’ultimo golpe risale al 2012, tra un turno e l’altro delle elezioni presidenziali. Dopo una faticosa fase di transizione, si è arrivati al voto del 2014 che ha espresso Jose Mario Vaz alla presidenza e confermato il Partito africano per l’indipendenza di Guinea e Capo Verde (Paigc) quale formazione di maggioranza in parlamento.

Comunque l’Ue ha ritenuto di riprendere un’attività di sostegno più strutturale dopo che aveva ridotto il proprio aiuto ai soli interventi delle organizzazioni non governative. Interventi comunque di un certo rilievo: il 28 aprile è stata inaugurata la maternità dell’ospedale regionale di Gabu, ristrutturata attraverso un contributo Ue di 1,16 milioni di euro concesso all’associazione italiana Amici di Raoul Follereau.

L’Ue conta di accordare 160 milioni di euro per il periodo 2015-2020, che saranno utilizzati per il ripristino della capacità di gestione dello stato, per rafforzare la democrazia e per rilanciare l’economia, in particolare lo sviluppo rurale. Senza dimenticare l’appoggio al settore della giustizia e una specifica attenzione alla tutela dei diritti umani. Questa cifra non comprende il canone che l’Ue versa al paese per i diritti di pesca della flotta europea.

L’aiuto dei donatori punta a sostenere per i prossimi dieci anni la strategia di sviluppo di una nazione che ha dovuto far fronte a numerose sfide. L’ultima è stata l’epidemia di ebola nei paesi confinanti, che ha costretto la Guinea-Bissau a chiudere le frontiere da agosto a dicembre 2014, con gravi ripercussioni sull’approvvigionamento di generi alimentari.

La Banca mondiale, per parte sua, sta intervenendo sulle infrastrutture con il finanziamento (73 milioni di euro) di una connessione di 220 km tra la diga di Kaleta (240mw) sul fiume Konkouré in Guinea Conakry e la rete elettrica della Guineas-Bissau: già dall’anno prossimo dovrebbe migliorare il rifornimento di energia elettrica.

E ancora, l’Organizzazione per la valorizzazione del fiume Gambia ha incontrato i donatori per la costruzione di una diga per l’irrigazione agricola, il cui costo è stimato in 80 milioni di euro. Secondo il primo ministro Domingo Simões Pereira, uno dei punti forti della ricostruzione economica è il rilancio della produzione di anacardi, che potrebbe arrivare a 200mila tonnellate l’anno. In una recente visita a Lisbona, Pereira ha spiegato che si tratta di attivare anche un’adeguata industria di trasformazione dei prodotti agricoli.

Militari e cocaina
Tra le sfide aperte c’è quella della riforma del settore della sicurezza, come spiega un’analisi dell’Istituto portoghese di relazioni internazionali (Ipris). Il governo nel suo programma d’azione per il prossimo quinquennio riconosce che una parte della gerarchia militare è implicata nel traffico di stupefacenti (i collegamenti sono con i cartelli latinoamericani della cocaina per rifornire il mercato europeo, ndr) e ravvisa la necessità di riorganizzare e modernizzare l’esercito. Si tratterà di smobilitare e reinserire socialmente una parte degli effettivi e di riconoscere la pensione a coloro che già sono stati smobilitati.

Fa ben sperare che il governo sottolinei la necessità di una «trasformazione radicale» che suppone che gli alti gradi siano designati in funzione delle loro competenze e non in virtù della loro appartenenza politica.

Un’altra urgenza è quella di porre rimedio alla fragilità del tessuto socio-economico. E anche qui va trovato un criterio per far sì che dalle ricchezze del paese (nel sottosuolo ci sono bauxite, petrolio, fosfati, uranio) tragga vantaggio gran parte della popolazione. Dopo decenni di crescita economica anemica (0,4 l’anno dal 1980 al 2010) negli ultimi anni si è assistito a una crescita di media di 3 punti percentuali l’anno. Ma non basta.

Il governo, assumendosi le proprie responsabilità, dichiara apertamente che necessaria una «terapia d’urto» per mettere fine al cattivo funzionamento delle istituzioni e dell’economia. A medio termine si vuole analizzare e rivedere se necessario i principali contratti minerari: a questo riguardo si prevede di realizzare una cartografia geologica di base per rivalutare le ricchezze del sottosuolo e poter negoziare contratti più vantaggioso. Inevitabile, poi, condurre delle valutazioni sulle maggiori società statali (elettricità, telecomunicazioni ecc.) che sono tutte sull’orlo del fallimento; promuovere il riassetto della infrastrutture stradali e portuali (in particolare il porto di Buba).

Per aumentare il tasso di sicurezza alimentare dei 1,7 milioni di abitanti del piccolo paese (36.125 km²) dell’Africa occidentale, vanno diversificate le colture. Quindi, oltre al riso, più cereali, legumi, verdure.

Dunque siamo di fronte a un paese-cantiere. In molti nella capitale Bissau si dicono convinti che, sfruttando al meglio le risorse promesse dai donatori, si possa davvero girare pagina.

Articolo tratto dall’ultimo numero di Nigrizia di giugno 2015.

Nella foto in alto Il presidente della Guinea-Bissau, José Mario Vaz, eletto nel maggio dello scorso anno.
Sopra militari nella capitale Bissau. Il programma del governo riconosce l’implicazione di alti gradi nel traffico di cocaina e punta a riorganizzare l’esercito