Sfruttamento, cambiamenti climatici, accesso per tutti, impatto delle dighe: i temi discussi a Istanbul
Si sono svolti in contemporanea a Istanbul il Forum Mondiale ufficiale dell’acqua e il contro forum della società civile e dei movimenti per l’acqua. Entrambi hanno discusso dei problemi legati alle risorse idriche, ma le conclusioni sono diverse.

Si è concluso domenica 22 marzo il People’s Water Forum organizzato dalla società civile ad Istanbul, in parallelo al quinto Forum Mondiale dell’Acqua. Centinaia di delegati di associazioni, movimenti e sindacati hanno ribadito che l’acqua è un bene comune ed un diritto fondamentale, facendo appello ai governi affinché il forum sia trasferito in sede ONU attraverso un processo partecipativo ed inclusivo. Durante le numerose conferenze, i partecipanti giunti ad Istanbul da 70 diversi paesi, hanno condiviso esperienze di lotta per rendere l’acqua pubblica, buone pratiche di gestione partecipata, e strategie di pressione verso governi ed enti locali che hanno portato alcuni paesi dell’America latina a riconoscere nella Costituzione che l’acqua è un diritto umano, ed una città come Parigi a tornare, a partire dal 2010, ad una gestione pubblica dei servizi idrici. Un riconoscimento particolare è andato alla società civile turca, che in pochi mesi è riuscita a costruire una nuova fondamentale tappa per il movimento, non senza difficoltà che hanno impedito la creazione di un fronte unico. Sono state infatti due distinte piattaforme ad animare il forum alternativo a causa del mancato accordo sul dirimente tema delle dighe in Turchia, fortemente intrecciato con la questione curda. Il governo turco è infatti deciso a portare avanti un progetto di sfruttamento dei bacini del sud est dell’Anatolia – meglio noto compe progetto GAP- per la produzione di energia elettrica e la creazione di infrastrutture irrigue. Un progetto dagli impatti ambientali e sociali devastanti, che sommergerà siti archeologici antichissimi, provocherà il dislocamento di decine di villaggi curdi, e cambierà radicalmente l’ecosistema della regione. L’aspetto ambientale è risultato essere un problema comune, condiviso durante i diversi workshop con i rappresentanti delle associazioni africane e dell’America latina, dove il paradigma delle grandi dighe minaccia la sicurezza alimentare e l’accesso all’acqua di numerose popolazioni indigene e persino l’ecosistema dell’incontaminata Patagonia.

Su un punto però l’accordo è stato unanime. Il Consiglio Mondiale dell’Acqua, promotore del forum dal 1997, è un organo illegittimo guidato dagli interessi delle multinazionali dell’acqua. Il fatto che il presidente sia Loïc Fauchon, numero uno della Società Idrica di Marsiglia, sussidiaria delle due più grandi multinazionali del settore, Veolia e Suez, la dice lunga sui veri scopi di questa organizzazione: continuare a promuovere i processi di privatizzazione dell’acqua nel nord e nel sud del mondo e la costruzione delle grandi infrastrutture idriche ad opera delle compagnie occidentali. Una lobby molto pericolosa che è riuscita a far confluire ad Istanbul moltissimi governi ed enti locali di tutto il mondo, che nella dichiarazione finale hanno stigmatizzato l’acqua come un bisogno e non come un diritto inalienabile. Pochi gli enti locali che hanno sottoscritto la dichiarazione e molto importante l’iniziativa dei governi latinoamericani presenti al Forum, che hanno guidato la stesura di un documento alternativo che riconosce l’accesso a l’acqua come un diritto umano fondamentale. Fino adora sono venti i paesi che hanno sottoscritto la dichiarazione alternativa ( fra gli europei solo Spagna e Svizzera) ma il consenso potrebbe crescere nei prossimi mesi. Viva preoccupazione sulla dichiarazione interministeriale è stata espressa dal Presidente Generale dell’Assemblea Generale dell’ONU, Miguel d’Escoto Brockmann, che ha criticato aspramente anche il carattere privatistico ed esclusivo del Forum ufficiale. Le parole di d’Escoto sono arrivate ad Istanbul tramite la consigliera Maude Barlow, che ha partecipato anche ai lavori del forum alternativo facendo appello ad un’alleanza trasversale fra istituzioni e società civile per arrestare questo pericoloso processo di mercificazione dell’acqua. Il tema delle alleanze conclude anche la dichiarazione finale dei movimenti, che hanno richiamato alla necessità di unire le forze con le reti contadine e con chi è impegnato sul fronte del cambiamento climatico. E’ sempre più evidente che l’appuntamento del prossimo dicembre a Copenaghen, dove si concluderà il negoziato sul clima, rappresenterà per la società civile globale un momento cruciale.

*Campagna per la Riforma della Banca Mondiale

Pubblichiamo anche il commento di una lettrice, che ci è pervenuto via mail:
Cari giornalisti della redazione di Nigrizia,
Mi chiamo Martina Rama e lavoro a Parigi in una ONG francese che fa ricerca nel settore delle gestione delle risorse idriche.
Sono da anni una vostra lettrice, apprezzo le vostre analisi e condivido molte delle vostre prese di posizione.
Questa volta però vi scrivo perché vorrei esprimere un’opinione diversa dalla vostra riguardo al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul al quale ho partecipato.

Leggendo il vostro articolo si ha l’impressione che il Forum sia una specie di G8 oppure di Forum di Davos; io credo si tratti di un’incontro di tutt’altra natura. Non é un covo di imprese private che pensano solo al profitto, ma un luogo di incontro e dialogo tra centinaia anzi migliaia di attori del settore dell’acqua, tra cui alcune aziende private, molte agenzie e attori pubblici, e infine moltissime associazioni e ONG come Action contre la Faim o Solidarités, che da anni lavorano nei paesi in via di sviluppo per portare l’acqua ai più poveri.

Seconde me, il Forum ha due scopi principali:
1) mettere in contatto tra gli attori del settore, per permettere il confronto di esperienze e conoscenze e la nascita di collaborazioni, e
2) suscitare l’attenzione dei media sui problemi dell’acqua e insitere affinché la questione acquisti importanza nell’agenda politica.

Nel discorso di inaugurazione pronunciato da Loïc Fauchon, presidente del World Water Council che organizza il Forum, che ho ascoltato, si é parlato di diritto all’acqua, tarificazione sociale, necessità di aumentare gli aiuti allo sviluppo destinati al settore. E’ effettivamente probabile che la dichiarazione ministeriale che uscirà dal Forum non contenga ancora la nozione di diritto all’acqua, perché alcuni stati tra cui Stati Uniti e Brasile esercitano una forte opposizione. Ma il fatto che questo concetto sia presente nella bozza in discussione é già a mio avviso un segnale positivo del fatto che si sta andando nella buona direzione.

In molte sessioni del Forum si é parlato del diritto all’acqua che era uno dei 6 temi ufficiali. Si é anche parlato molto delle pratiche a favore dei poveri, degli obiettivi del millennio, della cooperazione internazionale necessaria per gestire efficacemente le risorse idriche transnazionali. I due grandi temi vincitori del Forum a mio avviso sono il concetto di “sanitation” (servizi igienici), fondamentale per salvare le vite delle migliaia di bambini che muoiono ogni anni di diarrea, e il concetto del rispetto della diversità culturale. Mai in precedenza si era data cosi tanta importanza a questi due aspetti importantissimi della gestione dell’acqua.

A proposito del Forum Alternativo, vorrei dire che é sicuramente positivo che chi non é daccordo possa esprimere la sua opposizione. A Istanbul in questi giorni, fuori e dentro al forum, la questione delle dighe (il molto contestato progetto Southeastern Anatolia Project, Gap), ha suscitato molte polemiche il che é un bene. Ma purtroppo la gente del Forum Alternativo era divisa al suo interno, e ciò ha avuto come conseguenza la nascita di 2 forum alternativi e concorrenti, il che non ha facilitato l’espressione di un messaggio alternativo chiaro e comprensibile. Vorrei inoltre dire che la frontiera tra forum ufficiale e forum alternativo é molto più posora di quello che sembra: molta gente che ha partecipato a uno ha partecipato anche all’altro. La vicesindaco di Parigi, Mme Le Strat, é venuta a Istanbul principalmente per partecipare al Forum ufficiale, ma un salto al forum alternativo le é stato senza dubbio utile alla sua popolarità.

Per concludere, vorrei dire che leggendo il vostro articolo si ha l’impressione che tutto sia bianco e nero mentre il mondo dell’acqua é pieno di sfumature. Le cose sono molto più complesse di quello che sembrano e le soluzioni facili non esistono. In un mondo in crescita demografica, in cui la risorsa idrica, sempre più inquinata, é consumata ad un ritmo superiore al suo tasso di rigenerazione; in cui il cambiamento climatico causa ogni anno sempre più catastrofi naturali come inondazioni o carestie; in cui gli stati si fanno la guerra per il controllo sulle risorse idriche, in cui 1,5 miliardi di persone, soprattutto in Africa, non hanno ancora accesso ad acqua potabile e 2,5 miliardi non hanno accesso ai servizi igienici, le sfide sono infinite. Ma credo che la maggior parte dei partecipanti del Forum si sia impegnato in questa settimana a riflettere su come fare ad avanzare nella buona direzione per raggiungere l’obiettivo a cui (quasi) tutti, alternativi e non, aspiriamo: raggiungere un modello di gestione dei servizi idrici e della risorsa acqua che sia equa e sotenibile.
Martina

L’approfondimento di Nigrizia.it sul Forum: L’ultima goccia