Cannes 2017
Sono state solamente tre le opere africane presenti all'edizione del Festival di Cannes da poco conclusasi. Ma l’appuntamento rimane comunque un’occasione per ottenere finanziamenti, mettere a fuoco progetti e confrontarsi.

Tra le varie celebrazioni – il ricordo dei grandi classici, il tapis rouge sul quale si sono pavoneggiate come al solito star e star e starlette, i film di tanti paesi del mondo – il Festival di Cannes edizione 70 (17/28 maggio 2017), ha lasciato un piccolo spazio anche all’Africa.

Due film maghrebini in selezione ufficiale a Un Certain Regard: Aala kaf ifrit (La bella e il branco) della tunisina Kaouter Ben Hani e En attendant les hirondelles (Aspettando le rondini) dell’algerino Karim Moussaoui; più uno subsahariano nella Quinzaine de realisateurs: Je ne suis pas une sorcière (Non sono una strega) di Rungano Nyoni dello Zambia.

La regista tunisina, al suo secondo lungometraggio di fiction, sempre concentrata sul mondo femminile, ci narra la drammatica storia di Myriam, una bella ragazza assetata di vita, che vive un’esperienza terribile. Ingenua e sprovveduta, violentata da poliziotti sulla spiaggia, cerca disperatamente giustizia. Molto diverso il film algerino, opera prima: tre personaggi si trovano a fare i conti con una loro scelta del passato recente. Infine, il film di Rungano Nyoni affronta un tema estremamente serio con humor sottile: Shula, una bimba di 9 anni, viene accusata di stregoneria, confinata con le altre donne emarginate, riesce a denunciare i pregiudizi ancora così comuni in molti paesi africani.

Oltre a questi, diversi film girati da non africani che ci raccontano a modo loro storie del continente e numerosi altri che affrontano il tema dell’emigrazione. Ma al di là dei film selezionati sono da rimarcare le politiche del Festival nei confronti del cinema africano. Basti dire che entrambi i film del Maghreb avevano ottenuto gli scorsi anni il sostegno dell’Aiuto al cinema del mondo, ora ribattezzata Fabrique des Cinéma du monde.

Anche quest’anno lo stand che riunisce i rappresentanti dell’Institut français, France Médias Monde, Organisation internationale de la Francophonie e Sacem (Società autori, compositori ed editori di musica) e che promuove il dialogo et la diversità culturale, è stato gremito di registi che proponevano i loro progetti, cercavano coproduzioni o semplicemente uno scambio di idee con i loro colleghi. Anche se la Francia ha ridotto i fondi ed esteso il suo supporto ad autori di “altri mondi”, resta tuttavia la principale fonte di aiuto per i registi africani, poiché al di là dei fondi istituzionali, i due canali di Arte e di TV5 Afrique sono al momento i più importanti coproduttori dei loro film.

E tanti altri momenti sono stati importanti per gli autori: ad esempio conferenze dell’Acp dove registi e produttori che avevano usufruito in passato del sostegno hanno raccontato la loro esperienza, alcuni abbastanza critici, come il franco-senegalese Alain Gomis o entusiasti come Willy M’baye. Ugualmente interessante la conferenza di Europa Creativa, che offre la possibilità di coproduzioni europee per gli autori africani. Essere selezionati in una qualsiasi sezione di Cannes, considerato in assoluto il Festival più prestigioso al mondo, costituisce comunque un importantissimo trampolino di lancio e apre buone possibilità di distribuzione. 

La giovane attrice Maggie Mulubwa, interprete di Shula nel film Je ne suis pas une sorcière (Foto DR).