In Africa la deforestazione è 4 volte più veloce della media mondiale
Puntare sulle comunità delle foreste per rallentare la deforestazione, l’impoverimento e il surriscaldamento globale: è la sfida lanciata a Yaoundé dalla conferenza internazionale sulle foreste.

 

La deforestazione in Africa è più veloce che altrove: il tasso di deforestazione  è infatti quattro volte più alto della media mondiale. Lo dice uno studio presentato la settimana scorsa a Yaoundé, Camerun, dove dal 25 al 29 maggio si è svolta una conferenza internazionale sulle foreste organizzata dalla FAO, dal Ministero delle Foreste camerunese e dall’ITTO, l’Organizzazione delle Foreste Tropicali Internazionali, a cui hanno partecipato anche alcuni rappresentanti delle comunità delle foreste provenienti da Africa, America Latina e Asia.

 

Secondo lo studio intitolato “Valutazione delle foreste tropicali: tendenze, sfide e opportunità”, realizzato dall’ITTO e dalla rete di organizzazioni non governative RRI (Rights and Resources Iniziative, Iniziativa per i diritti e le risorse), la rapidità della deforestazione in Africa deriva dalla mancanza di controllo degli abitanti sulle foreste: in Africa solo il 2% delle foreste è posseduto da comunità, mentre in America Latina, Asia e Pacifico la percentuale sale ad almeno il 30%. Senza titoli di proprietà da far valere sul territorio forestale nei confronti dei governi e delle industrie agro-alimentari, le comunità delle foreste non riescono ad impedire il disboscamento, perdendo così la loro fonte di sussistenza. Una perdita non solo ambientale e che accelera pericolosamente il cambiamento climatico mondiale, ma anche una problema che incide direttamente sulla povertà, in particolare delle comunità forestali e delle donne.

 

Molti paesi hanno introdotto delle nuove norme per cercare di rafforzare i diritti rivendicati dalle comunità delle foreste, per esempio Angola, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Niger, Mozambico, Tanzania, Sudan e Gambia. Ma c’è bisogno di una riforma rapida e su ampia scala. Se però in Africa le foreste scompaiono rapidamente, la riforma terriera è assai più lenta. Il rapporto calcola che se si proseguisse con questo ritmo nell’attribuzione di terra alle comunità indigene, il continente africano avrebbe bisogno di 260 anni per arrivare allo stesso livello di riforma raggiunto attualmente nella foresta amazzonica.

 

Secondo Emmanuel Ze Meka dell’ITTO “La lentezza nel riformare sta eliminando le possibilità di ridurre povertà e migliorare le condizioni di vita.”

Infatti, senza un riconoscimento legale dei diritti di proprietà delle comunità indigene, anche le loro attività lavorative nella foresta restano relegate all’ambito dell’economia informale. Con evidenti ripercussioni sull’opportunità di emancipazione sociale e sulla possibilità di gestire la foresta in maniera più sostenibile.