Repubblica del Congo
In vista delle presidenziali del 2016, il leader punta a rimanere in sella, pur essenso al secondio mandato. Con le buone (cambiando la Costituzione) o con le cattive (gettando il paese nel caos).

È un vizietto diffuso in Africa: tentare di cambiare le Costituzioni per consentire al dittatore di turno di rimanere al potere. Sta accadendo nella Repubblica Democratica del Congo, in Burundi, Benin, Gabon e in altri paesi. Non è da meno il padrone-despota della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso.

Nel 2016 sono previste le lezioni presidenziali. Nguesso, secondo la Costituzione vigente, non si può candidare per raggiunti limiti di età e perché sarebbe il suo terzo mandato. Ma la bulimia di potere e denaro non lo fanno desistere dal suo intento di mettere mano alla Costituzione così da essere rieleggibile. L’uomo è al potere dal 1979, con solo un’interruzione di cinque anni quando le elezioni furono vinte da Pascal Lissouba. Nguesso torna saldamente alla guida del paese nel 1997 dopo una feroce guerra civile sostenuta dalla Francia e finanziata dalla Elf, compagnia petrolifera statale. A Parigi, infatti, non erano piaciute le politiche energetiche di Lissouba, troppo aperte ad altri partner mondiali.

Il Partito congolese del Lavoro (Pct), la formazione di Ngueso, ha annunciato che verrà cambiata la Costituzione. Una notizia che preoccupa alcuni membri del partito stesso oltre che l’opposizione la quale ha bollato come «follia» questa ipotesi. La Francia sarebbe contraria ma non si è ancora espressa chiaramente.

Petrolio
Il rapporto tra maggioranza e minoranza negli ultimi anni non è mai stato aspro, si è sempre trovato un equilibrio dettato dalla convenienza di mantenere un sistema corruttivo ben oliato che consente all’élite politica di “galleggiare” sul mare di petrolio (ogni giorno ne vengono estratti più 300 mila barili). Ma all’orizzonte ci sono le presidenziali del 2016. In molti intravedevano la possibilità di un cambio alla guida del paese, con la resa di Nguesso che potrebbe tranquillamente ritirarsi in Francia dove possiede varie ville. Ma lui non ci sta e a farne le spese è la popolazione.

Secondo l’ultimo rapporto Onu sull’indice di sviluppo umano, il Congo-Brazzaville si attesta al 140esimo posto su un totale di 187 paesi. Corruzione, povertà, mortalità infantile e disoccupazione fanno il resto. La mancanza d’impiego in particolare sta crescendo in questi ultimi mesi perché, in virtù del crollo del prezzo del barile, molte multinazionali petrolifere stanno licenziando soprattutto la bassa manovalanza che è tutta locale.

Ciò che comincia a “disturbare” la società civile è anche l’ostentazione di ricchezza da parte della famiglia del presidente. Matrimoni faraonici in riva all’Oceano, come è stato quello del nipote, con spese folli, cortei di macchine, tendoni issati sulla spiaggia e arredati come fossero palazzi presidenziali. Oppure le feste del figlio nelle discoteche alla moda con distribuzione di mazzette di denaro a pioggia, a cui si aggiungono gli scandali e le ruberie, con soldi nascosti nei paradisi fiscali dai membri della famiglia presidenziale.

Paura
Il malcontento c’è ma non è manifestato: molti hanno ancora nella mente e negli occhi la guerra civile degli anni Novanta e non vogliono che si ripeta quel dramma. C’è stata qualche protesta nella capitale e poco altro. Tuttavia la tensione cresce.

Nguesso è perfettamente consapevole della paura della gente, sa che non vuole la guerra, ma è altrettanto conscio che il paese è troppo ricco per essere lasciato nelle mani di qualcun altro. Ma sa anche che il popolo non lo ha mai legittimato attraverso il voto. Basti pensare che ultime elezioni presidenziali del 2009, hanno visto la partecipazione al voto di non più del 10% degli aventi diritto, anche se il regime ha poi diffuso dati con partecipazioni e consensi bulgari.

Trucchi
Ecco che quindi occorre pensare ad un altro sistema di legittimazione. Negli ultimi mesi, comincia a scarseggiare la benzina. I taxi hanno raddoppiato il costo della corsa: e sono l’unico mezzo di trasporto per persone e piccoli commerci. Non è un caso.

L’idea di Nguesso potrebbe infatti essere quella di impoverire ulteriormente il paese (il crollo del prezzo del barile gioca a suo favore) e di gettarlo nel caos sociale per poi presentarsi come il salvatore della patria, inducendo il popolo a chiedergli di rimanere al potere. Non a caso il capo della polizia congolese avrebbe costituito all’interno dei reparti “ufficiali”, un corpo speciale, non ufficiale, da infiltrare nelle proteste antigovernative per scatenare violenze da attribuire all’opposizione così da screditarla davanti all’opinione pubblica che ha paura si scateni un conflitto.
Da notare poi che di recente, con la scusa di cacciare dal paese gli immigrati irregolari, la polizia ha operato e opera rastrellamenti dentro le case, improvvisi e violenti per generare paura. E si moltiplicano i casi di arresti di oppositori e giornalisti contrari al cambiamento della Costituzione.

Insomma un caos indotto dal potere che, poi, arriva e mette ordine. E in molti pensano che, al culmine del suo progetto, Nguesso chiederà al popolo, attraverso un referendum, la legittimazione a governare.
Questo è l’uomo che è stato accolto con tutti gli onori, qualche giorno fa, a Palazzo Chigi dal presidente del consiglio Matteo Renzi.