249 dollari a persona (230 euro). Compresi i neonati. Che crescono, inconsapevoli, a latte e mitra.

È la spesa militare globale pro capite nel 2019. Anno in cui si è speso di più per la difesa dalla fine della Guerra Fredda: 1.917 miliardi di dollari (1.782 miliardi di euro). Sono i nuovi dati pubblicati dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI).

È il terzo anno consecutivo che quel valore cresce. Un aumento, nel 2019, del 3,6% rispetto al 2018, con la variazione, su 12 mesi, più significativa dal 2010 e il livello più alto in assoluto, appunto, dal 1989.

Si tratta di una spesa globale per la difesa pari al 2,2% del pil mondiale, ben superiore alla percentuale che molti paesi europei destinano al settore.

I dati, ovviamente, non raccontano nel dettaglio la complessità del mondo in questa fase di disordine internazionale. Ma, almeno, ci aiutano a pulire i pensieri e le parole dalla retorica del “Tutto torni come prima”. Ecco, in ambito di spese militari, anche no.

E i numeri ci soccorrono pure a comprendere che i governi non danno affatto per scontata la pace e che la potenza dominante (Stati Uniti) e quella concorrente (Cina) si stanno misurando anche sul terreno degli investimenti nella difesa.

 

Gli Usa, i mattatori

Il budget militare più alto resta quello degli Stati Uniti, aumentato del 5,3% nel 2019 a 732 miliardi di dollari, pari al 38% della spesa globale. Dopo sette anni di declino – osserva un ricercatore del Sipri, Nan Tian – la spesa Usa per la difesa ha ripreso a salire nel 2018.

Seconda in classifica è la Cina, con 261 miliardi di dollari (+ 5,1% rispetto all’anno precedente) e terza l’India con 71,1 miliardi di dollari (+ 6,8% su base annua).

Anche se la spesa della Cina negli ultimi 25 anni ha riflettuto sostanzialmente la curva di crescita economica del paese, i suoi investimenti militari – spiega il ricercatore – rivelano anche l’ambizione a un «esercito di livello mondiale».

La posizione dell’India e la sua crescita del budget sono influenzate dalle dinamiche conflittuali con il vicino Pakistan.

A seguire i primi tre in classifica, vi sono Russia e Arabia Saudita: i primi 5 paesi in classifica rappresentano il 62% della spesa militare totale.

La crescita tedesca

In Europa, la Germania, settima dietro la Francia nella classifica globale, registra il più forte aumento tra i primi 15 paesi: +10% nel 2019 raggiungendo i 49,3 miliardi di dollari. In particolare, Berlino ha investito nella difesa l’1,3% del Pil. Il governo federale prevede di aumentare la quota fino all’1,5%  sapendo che l’obiettivo imposto dalla Nato del 2% del Pil entro i prossimi 4 anni è ancora lontano. Secondo il Sipri, l’aumento del 10% registrato dagli stanziamenti per le armi da parte della Germania si spiega con «la percezione di una crescente minaccia dalla Russia».

Anche l’Italia ha segnato un aumento (+0,8%) toccando quota 26,8 miliardi. Si tratta dell’1,4% del Pil e colloca Roma al 12° posto nella classifica generale.

Balzo dell’Africa

L’Africa ha visto una crescita, rispetto al 2018, dell’1,5% toccando i 41,2 miliardi di dollari, il 2,1% della spesa globale. Si tratta del primo aumento nella regione da 5 anni a questa parte. Nonostante le diminuzioni annuali nel 2015-2018, gli aumenti negli altri anni hanno fatto sì che la spesa militare africana totale sia cresciuta del 17% nel decennio 2010-2019.

La crescita nel 2019 è dovuta principalmente all’aumento delle spese nel Nordafrica: 23,5 miliardi di dollari. Le tensioni di lunga data tra Algeria e Marocco, le insurrezioni interne e la guerra civile in Libia, hanno spinto la spesa militare a un +4,6% rispetto al 2018 e a un +67% rispetto al 2010.

Il budget militare più alto è stato quello algerino con 10,3 miliardi di dollari nel 2019, che rappresenta il 44% del dato dell’intera regione. La spesa per la difesa in Algeria cresce quasi ininterrottamente dal 2000, e ha rappresentato il 6% del pil nel 2019.

In Africa Subsahariana c’è stato un calo del 2,2% (17,7 miliardi di dollari), il 15% in meno rispetto al 2010. Si attesta a 3,5 miliardi di dollari, la spesa militare del Sudafrica, la più alta dell’area, anche se il 2019 ha rappresentato il quarto anno di calo consecutivo. La Nigeria è stata il secondo più grande spender della regione: ha stanziato 1,9 miliardi di dollari per le spese legate alla difesa, in calo dell’8,2% rispetto al 2018

L’elemento che caratterizza questa parte del continente è l’instabilità: dei 19 paesi che nel 2019 hanno visto aumentare le spese militari, 8 le avevano diminuite nel 2018. Allo stesso tempo, 13 dei 23 paesi che le hanno abbassate nel 2019, le avevano aumentato nel 2018.

E non è detto che i conflitti armati siano fattori solo trainanti della spesa. Ad esempio, nella regione del Sahel e del Lago Ciad, dove sono in corso numerosi scontri armati, le spese militari sono aumentate nel 2019 in Burkina Faso (22%), Camerun (1,4%) e Mali (3,6%). Ma sono scese in Ciad (–5,1%), Niger (–20%) e Nigeria (–8,2%). Nell’area centrale del continente, le spese militari sono aumentate nella Repubblica centrafricana (8,7%), nella Repubblica democratica del Congo (16 %) e in Uganda (52 %). Ma sono diminuite, ad esempio, in Burundi (–4,5%). Nel Corno d’Africa, il budget per la difesa è diminuito, nel 2019, in Etiopia (-1,6%) e in Kenya (-1,7%). Tuttavia, la loro spesa è rimasta ben al di sopra rispetto a quella del 2010: l’Etiopia superiore del 12% mentre quella del Kenya del 25%.

Tra i dati più curiosi c’è da segnalare quello del Togo, la cui spesa è cresciuta del 70% (171 milioni di dollari) e dello Zimbabwe il cui budget, invece, è calato del 50% (547 milioni di dollari).

La previsione degli analisti del Sipri è che quest’anno la tendenza alla crescita sarà invertita a causa della pandemia di coronavirus che sta scuotendo l’economia globale. «È molto probabile che la necessità di sostenere settori come la sanità e l’istruzione avrà un effetto reale sulla spesa militare», ha detto Tian. Almeno fino a quando l’emergenza non potrà dirsi superata.