Scelta unanime
La decisione del Fondo monetario internazionale, è maturata per premiare l’operato del governo Tsvangirai e gli sforzi compiuti per risanare l’economia, collassata da anni.

Dopo sette anni di sospensione dovuta a ritardi di pagamenti, lo Zimbabwe potrà di nuovo esprimere il suo diritto di voto nelle strutture decisionali del Fondo monetario internazionale (Fmi). La notizia è stata resa nota la settimana scorsa, dopo la decisione, presa all’unanimità, da parte dei paesi membri dell’organismo finanziario internazionale.

 

Tuttavia, l’Fmi ha precisato che il paese dell’Africa australe non potrà ricevere prestiti o finanziamenti fin quando non avrà saldato tutti i suoi debiti – che oggi ammontano ad 1,3 miliardi di dollari – presso le diverse istituzioni internazionali, quali l’Fmi, la Banca mondiale e la Banca africana per lo sviluppo

 

Secondo molti osservatori internazionali, la mossa dell’Fmi è considerata come un simbolico riconoscimento degli sforzi, compiuti negli ultimi mesi dall’attuale governo di unità nazionale, per la ricostruzione di un economia ormai sull’orlo del fallimento. Il perdurare della crisi economica è dovuto principalmente alla riforma agraria avviata nel 2000 dal presidente Robert Mugabe e, successivamente, aggravata dalla crisi istituzionale scoppiata nel 2008, all’indomani delle controverse elezioni presidenziali e delle scontro tra Mugabe e il leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai.

 

È tuttavia dall’anno scorso che il paese ha iniziato a mandare segnali positivi, cercando di riottenere i diritti persi nel 2003. In ogni caso l’Fmi si aspetta ancora molto da dallo Zimbabwe, soprattutto in termini di riforme economiche.

 

Nel frattempo, contro ogni attesa e con il parere contrario del capo del governo Morgan Tsvangirai, il presidente Robert Mugabe ha di recente firmato un’altra legge – “Indigenizzazione dell’economia nazionale” – che obbliga il controllo, da parte degli zimbabweani, di almeno 51% delle azioni o quote di capitale delle società operanti in Zimbabwe con un patrimonio sociale superiore a 500.000 dollari.