Liberia: Joseph Boakai è il nuovo presidente - Nigrizia
Liberia Politica e Società
George Weah ammette la sconfitta al ballottaggio: «Ѐ il momento di mettere il paese sopra agli interessi di partito»
Liberia: Joseph Boakai è il nuovo presidente
20 Novembre 2023
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 2 minuti
George Weah (a sinistra) e Joseph Boakai

In politica come nello sport. Un’uscita dal campo a testa alta e tra gli applausi per l’ex calciatore George Weah. Con un gesto di sportività che ha rasserenato il clima sociale evitando che le tensioni sfociassero, come già in passato, in scontri e violenze, il presidente uscente della Liberia ha riconosciuto pubblicamente la sconfitta al secondo turno delle elezioni presidenziali del 14 novembre, ancor prima del pronunciamento definitivo della Commissione elettorale.

Lo ha fatto il 17 novembre con una telefonata al rivale, Joseph Nyumah Boakai, con la quale si è congratulato per la sua vittoria, ottenuta con il 50,64% dei consensi, a fronte della quasi totalità dei seggi scrutinati.

Una sconfitta di misura per Weah, 57 anni, salito alla presidenza nel 2018, che ha raccolto il restante 49,36% dei voti. Numeri che, dunque, consegnano al 78enne ex vicepresidente (2006-2018, sotto la presidenza di Ellen Johnson Sirleaf) un paese con un elettorato nettamente diviso in due.

«Questo è il momento della gentilezza nella sconfitta, il momento di mettere il nostro paese sopra al partito e il patriottismo sopra agli interessi personali», ha dichiarato l’ex attaccante, suscitando reazioni di plauso e ammirazione dentro e fuori il continente.

Un gesto estremamente raro in Africa, dove molto spesso la lotta per il raggiungimento o il mantenimento del potere ad ogni costo ha provocato inutili spargimenti di sangue, se non addirittura aperti conflitti. Un gesto che testimonia la maturità del pensiero democratico in Liberia e che rappresenta un esempio da seguire per i leader di tutto il pianeta.

Un gesto tanto più rilevante se si guarda alla turbolenta storia del paese, fondato nel 1847 da ex schiavi liberati negli Stati Uniti, in cui è ancora vivo il ricordo delle due guerre civili consumate tra il 1989 e il 2003.

Un altro segnale positivo lo lanciano le missioni di osservatori dell’Unione Europea e della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO) che si sono congratulate per il fatto che queste elezioni – le quarte dalla fine della guerra civile e le prime organizzate senza la supervisione delle Nazioni Unite – siano state sostanzialmente pacifiche.

Anche se gli osservatori UE fanno notare che, seppure le libertà politiche dei candidati e dei loro sostenitori sono state ampiamente rispettate, l’uso delle risorse statali da parte del partito al governo ha continuato a distorcere le regole del gioco.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it