Liberia

C’è anche il figlio della ex presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, Charles Sirleaf, nell’elenco di 15 persone che non potranno lasciare la Liberia, perché indagati nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di quasi 100 milioni di dollari in valuta liberiana appena stampata, destinati alla banca centrale della nazione anglofona dell’Africa occidentale.

Lo ha reso noto il governo di Monrovia attraverso il suo portavoce, Eugene Nagbe, il quale ha dichiarato che «Il governo prende sul serio le indagini in corso perché è responsabile della sicurezza nazionale».

Il denaro scomparso sarebbe stato stampato all’estero e inviato in Liberia nel periodo tra novembre 2017, quando Ellen Johnson Sirleaf era ancora in carica, e lo scorso agosto. Il governo dell’attuale presidente George Weah è invece entrato in funzione lo scorso gennaio. Secondo quanto riportano i media locali, i container che trasportavano il denaro, protetti da una scorta, avrebbero lasciato il porto della capitale Monrovia nel mese di marzo, diretti alla banca centrale, dove però non sarebbero mai arrivati.

Il governo di Monrovia ha dunque ordinato il ritiro del passaporto a tutti i sospettati, tra cui, appunto, il figlio della Sirleaf. Tutti i posti di frontiera sono stati informati che Charles, il vice governatore della banca centrale e Milton Weeks, l’ex governatore della banca, non possono lasciare il paese. Sirleaf e Weeks non hanno ancora commentato. È intervenuto invece l’ex presidentessa che ha affermato che la banca ha fornito «prove e chiarimenti completi» per confutare le accuse, secondo cui il denaro sarebbe sparito.

L’ex-star del calcio Weah durante la campagna elettorale che lo ha portato alla presidenza, aveva giurato di voler combattere la corruzione nel suo paese e lo scorso luglio ha anche varato una serie di misure monetarie e fiscali per sostenere il dollaro liberiano e cercare di limitare l’inflazione. In marzo ha dichiarato di aver «ereditato un paese distrutto, depredato dalle malefatte politiche». (Al Jazeera)