Rapporto Rsf
I paesi africani sono in fondo alla classifica stilata da Reporters sans frontières sulla libertà di stampa. L’Eritrea resta il fanalino di coda. Ma anche nel Maghreb non si respira un’aria positiva per l’informazione. Otto i giornalisti africani uccisi nel 2009; 38 quelli detenuti in carcere.

Per il terzo anno consecutivo l’Eritrea è in fondo (175° posto) alla classifica dei paesi dove è calpestata la libertà di stampa. Mentre la Somalia (164esima) è il paese al mondo più pericoloso per la vita dei giornalisti, visti che ne sono morti 6 nei solo primi sette mesi del 2009. E a peggiorare la situazione del Corno d’Africa, la regione al mondo dove si restringono gli spazi di libertà di espressione, ci si mette anche l’Etiopia che si piazza al 140° posto.

Ma è in generale tutta l’Africa a uscire con le ossa rotte dal tradizionale rapporto sulla libertà di stampa presentato anche quest’anno da Reporters sans frontières (Rsf), che ha iniziato a pubblicare questa particolare classifica dal 2002. Più della metà (29 per la precisione) dei paesi del continente si colloca oltre la centesima posizione nel periodo prso in considerazione (1 settembre 2008-1 settembre 2009). E contrariamente a quel che si potrebbe pensare, sono anche i paesi del Maghreb e dintorni (Marocco al 127° posto, Algeria al 141°, Egitto al 143°, Tunisia al 154° e Libia al 156°) a occupare le posizioni di retroguardia. Ciò conferma che il buon andamento economico di un paese non coincide, spesso, con la libertà di espressione e di parola.

E che la salute di stampa e Tv non sia ottimale nel continente lo dimostrano anche altri dati: dei 33 giornalisti uccisi nel mondo, fino al luglio di quest’anno, 8 sono africani mentre sono 38 i cronisti africani arrestati sui 174 complessivi.

La performance peggiore in assoluto è quella del Madagascar, che in un solo anno è passato dal 94° posto al 134°, retrocedendo di ben40 posizioni. Colpa, è evidente, delle vicissitudini interne al paese malgascio che hanno portato, non senza brutali violenze, alla defenestrazione del presidente Marc Ravalomanana con il giovane ex sindaco di Antananarivo, Andry Rajoelina, a prendere il potere. E l’informazione, come sempre, è stata tra le prime vittime del capovolgimento politico.

Critica la posizione della stampa anche in Gabon (129° posto), paese che non ha vissuto giorni sereni per il dopo Omar Bongo, il presidente al potere da 41 anni nel piccolo paese dell’Africa Occidentale morto nel giugno scorso. Ha perso 24 posizioni in classifica anche il Congo (116°), dove rimane misteriosa la morte del giornalista Bruno Jacquet Ossébi. In Nigeria (135° posto), in Rd Congo (146°) la professione giornalistica non è tra le più tranquille. Recentemente due giornalisti radiofonici sono stati uccisi a Bukavu, nel Sud Kivu, zona orientale dell’Rd Congo.

E le notizie positive? Come nel 2008 sono 5 i paesi africani nei primi 50 proposti dalla classifica di Rsf. Il primo è il Ghana al 27° posto, il secondo è il Mali al 30°, il Sudafrica al 33°, la Namibia al 35° e Capo Verde al 44°. Tuttavia, chi ha ottenuto la performance migliore è stata l’Uganda che dalla 107esima posizione dell’anno scorso, si classifica ora all’86esima. Evidentemente il presidente Museveni ha un po’ allentato la museruola che per anni ha messo sulla bocca della libera stampa locale.