Il leader libico in visita a Roma
Il colonnello Gheddafi arriva in Italia per la prima volta in 40 anni di dittatura. Imponenti le misure sicurezza. Sono numerose le iniziative di protesta.

Tanto colore intorno alla prima visita del leader libico, e presidente di turno dell’Unione Africana, Muammar Gheddafi, per la prima volta in Italia, dopo 40 anni di dittatura. Gran parte dei media italiani riportano infatti gli aspetti più folcloristici che gravitano intorno al colonnello: la tenda installata nei giardini di Villa Pamphili e le “amazzoni” poste a guardia personale. Si tratta dell’atto finale, e più politico, di una serie di negoziati conclusi lo scorso agosto 2008 con la firma di un trattato tra i due paesi.

Accompagnato da una delegazione di oltre 300 persone, tra imprenditori e funzionari, Gheddafi si recherà al Quirinale per un incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, per poi incontrarsi, nel pomeriggio, a palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,
Giovedì è invece atteso in Senato per incontrare il presidente Renato Schifani, Il colonnello ha inoltre annunciato che pronuncerà un discorso di una ventina di minuti di fronte ai senatori.
Venerdì, ultimo giorno della visita, sarà la giornata dell’incontro con Confindustria con il presidente Emma Marcegaglia e gli imprenditori italiani.

L’Italia, in realtà, paga in questi giorni lo scotto per la collaborazione libica nel contrasto all’immigrazione clandestina. «Un prezzo da pagare più che altro in termini politici e di immagine» secondo Angelo Turco, professore e scrittore, storico collaboratore di Nigrizia. «È un’immagine un po’ anomala vedere il più vecchio dittatore africano intervenire di fronte al parlamento di un paese democratico. Il viaggio in Italia del dittatore libico, va letto come un tentativo di rinnovare la propria immagine, oltre a rappresentare, nelle intenzioni di Gheddafi, la chiave autentica per partecipare poi al G8».

Ad accogliere il colonnello, oggi a Roma in Piazza Farnese con un sit-in a partire dalle 16, anche la campagna “Io non respingo”, contraria alla recente politica di respingimenti in mare attuata dal governo italiano nelle ultime settimane. Organizzata dall’Osservatorio sulle vittime dell’immigrazione Fortress Europe, che da anni tiene il conto delle persone morte e scomparse nel tentativo di raggiungere le coste europee, l’iniziativa è stata sottoscritta da un gran numero di associazioni.

(L’intervista, realizzata da Michela Trevisan, è tratta dal programma radiofonico Focus)