Africa: la discarica d’Europa
In tempi di crisi economica i grandi gruppi societari tagliano i costi relativi allo smaltimento dei rifiuti tossici. Un mercato sempre più redditizio per le “ecomafie”, che dall’Italia trasferiscono ogni anno in Africa milioni di tonnellate di rifiuti. Parallelo è il traffico di armi, spesso utilizzate come merce di scambio nelle regioni in conflitto.

Componenti elettronici, batterie per auto, olio esausto, prodotti chimici e materiale radioattivo. È solo una parte dei rifiuti tossici scaricati illegalmente ogni anno dalle organizzazioni criminali internazionali in Africa. Un traffico illegale che coinvolge l’Italia e l’Europa che da almeno tre decenni ormai usano il continente come discarica.

Poco emerge di questo business che è tra i più redditizi. Tra i pochi fatti venuti alla luce, spicca lo scandalo che coinvolse nel 2006 la multinazionale olandese Trafigura, proprietaria della nave cargo “Probo Koala”, accusata di aver scaricato illegalmente ad Abidjan, in Costa d’Avorio, 528 tonnellate liquidi tossco-nocivi, causando la morte di 17 persone e facendone ammalare migliaia. Un mese fa, invece, veniva sequestrato da presunti pirati, al largo delle coste somale, il rimorchiatore italiano “Buccaneer”.

Pochi giorni dopo le autorità della regione settentrionale del Puntland, accusavano l’equipaggio di voler scaricare materiali tossici nelle proprie acque territoriali. Paese sprofondato nell’anarchia nel 1991, la Somalia è tra le méte principali del traffico illegale. I clan della costa e le principali organizzazioni criminali si impegnano a prendersi carico dei rifiuti chimici e radioattivi in cambio di armi. «L’Italia e, in particolare, il porto di Genova, sono il crocevia» del traffico illecito. Lo spiega Alessandro Iacuelli, fisico, giornalista e autore del libro “Le vie infinite dei rifiuti”, edito nel 2008 da Rinascita.

(L’intervista, realizzata da Michela Trevisan, è tratta dal programma radiofonico Focus)