MGF

Nella Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili (Mgf), mercoledì, le Nazioni Unite sono tornate a chiedere decise azioni politiche e sociali per eliminare la pratica entro il 2030.

Le stime parlano di almeno 200 milioni di ragazze e donne che vivono nel mondo oggi dopo aver subito la rimozione parziale o totale gli organi genitali esterni, con più di 3 milioni di ragazze tra l’infanzia e 15 anni a rischio di subire la stessa sorte. Un’analisi condotta dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (l’UNFPA) stima che se le Mgf continueranno ad essere praticate ai livelli attuali, 68 milioni di ragazze vi saranno sottoposte entro il 2030.

La mutilazione, che comporta gravi danni psicologici e per la salute, si verifica principalmente in 30 paesi in Africa, Medio Oriente e Asia, ma con l’aumento delle migrazioni è diventata un problema globale, con alcune comunità di migranti che portano avanti la pratica nei paesi occidentali in cui vivono.

I leader mondiali hanno sostenuto con forza l’eliminazione delle Mgf entro il 2030 come uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Un obiettivo che l’Onu ritiene realizzabile solo se i governi delle singole nazioni agiscono con azioni concrete. Gli impegni, afferma l’Onu, devono essere associati a strategie globali per abbattere i comportamenti culturali, tradizionali e religiosi che consentono alla pratica di persistere. (Voice of America)