Un “golpe” morbido e nessuna garanzia per la democrazia
Il nuovo presidente annulla il contestato accordo con la Daewoo, una delle principali proteste contro Ravalomanana. Poi però sospende le camere, nomina un nuovo esecutivo e un’autorità garante per la democrazia. La comunità internazionale non lo riconosce e chiede il rispetto della Costituzione.

Andry Rajoelina ha bruciato un’altra tappa: prima famoso deejay, poi imprenditore, due anni fa è diventato il sindaco più giovane della capitale Antananarivo, ed ora, a soli 34 anni, è il nuovo presidente del Madagascar. In barba alla Costituzione, che prevede il limite minimo di 40 anni. Tgv, come viene soprannominato(cioè treno ad alta velocità, ma anche l’acronimo della formazione politica da lui fondata, Tanora Gasy Vanona, Giovani malgasci determinati), è riuscito ad ottenere l’appoggio dei militari che hanno di fatto costretto alle dimissioni il suo rivale, l’ex presidente Marc Ravalomanana, ed anche quello dei giudici della Corte Costituzionale, che hanno gli hanno accordato tutti gli incarichi presidenziali. Un successo raggiunto dopo due mesi di proteste e manifestazioni popolari, abilmente guidate e cavalcate, che hanno portato alla crisi istituzionale, ma che hanno anche causato circa 200 morti.

Nelle sue prime 24 ore da presidente, Rajoelina non ha rallentato la corsa: prima ha annunciato riforme costituzionali (senza però precisare in che senso) e nuove elezioni nel 2011 (cioè due anni di sua presidenza “ad interim”); poi ha sospeso tutte le attività dell’Assemblea nazionale e del Senato, annunciando la creazione di un organo di controllo, un’ Alta autorità per la transizione, che dovrebbe garantire funzionamento della democrazia e delle istituzioni. A fare le funzioni del governo ci sarà invece un Consiglio per il reindirizzamento economico e sociale, nominato dallo stesso presidente, e che già conta 12 membri.

Non si è fermato qui: il neo presidente ha già revocato le concessioni agricole al gruppo sudcoreano Daewoo Logistics, un accordo sottoscritto da Ravalomanana concedeva alla multinazionale il controllo di 1,3 milioni di ettari di terreno per la produzione di granturco e olio di palma. Un terzo delle terre coltivabili del paese, per un periodo di 99 anni. Una prospettiva che aveva suscitato forti polemiche da parte dell’opposizione e dai coltivatori malgasci, preoccupati di venire espropriati.

L’allievo supera il maestro

Non è un quadro nuovo per il Madagascar, che già nel 2002 ha registrato un cambio di guardia al potere senza l’avvallo della democrazia. Marc Ravalomanana è infatti arrivato alla presidenza proprio grazie alle manifestazioni popolari, ed è riuscito a scalzare l’allora dittatore Didier Ratsiraka, che governava dal 1975, anche grazie al sostegno della Francia. Ed è stato un processo simile anche quello che nel 1972 ha rimesso il potere nelle mani del generale Gabriel Ramanantsoa. Le contestate elezioni del 2006 che hanno concesso un secondo mandato a Ravalomanana sono state un caso più unico che raro nella storia del paese, che ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Un’indipendenza solo a parole: l’ex potenza coloniale si è sempre intromessa nella politica interna della Grande Ile. Ora, con Ravalomanana fuori dai giochi, gestire i propri affari nel paese tornerà ad essere più facile.

Le reazioni

Per quanto “morbido”, il golpe malgascio ha suscitato diverse polemiche all’interno della comunità internazionale. Ad esempio, il presidente sudafricano Kgalema Motlanthe, ha affermato che non si potranno mai “avallare cambiamenti avvenuti al di fuori dell’ordine costituzionale”. Molto netta anche la posizione dello Zambia che ha già annunciato di non voler riconoscere il nuovo governo considerato “illegittimo”. Al termine di un vertice d’urgenza, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe ha annunciato che non riconosce il nuovo leader del Madagascar, ed ha invitato anche gli altri membri dell’Unione africana (Ua) e la comunità internazionale a fare altrettanto. La Sadc ha anche chiesto un ritorno alle “leggi democratiche e costituzionali nel minor tempo possibile”.

Il ministro degli Esteri nigeriano ha definito i recenti sviluppi “una minaccia per l’intero continente”, mentre il Consiglio per la sicurezza e la pace dell’Unione Africana (UA) ha chiesto ai partiti e all’esercito malgasci “il rispetto della Costituzione”. Infine l’Onu ha sottolineato come data la situazione, non sia possibile definire il livello di democrazia nel paese.

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