Crisi politica e diplomazia in alto mare
Dopo l’interruzione del dialogo tra il presidente e il leader dell’opposizione, ci sono nuovi gravi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Inviato Onu da ieri nel paese.

Torna di nuovo nelle piazze lo scontro politico che da oltre un mese contrappone in Madagascar il presidente Marc Ravalomanana e il sindaco deposto della capitale Antananarivo, Andry Rajoelina, che contesta le politiche del governo, chiede si apra una fase di transizione per modificare la costituzione e la legge elettorale, e che poi si vada al voto con nuove regole.

Una crisi che ha già fatto un centinaio di morti – specie quando, come è accaduto il 7 febbraio, è scesa in campo la guardia presidenziale – e sta continuando a farne. Scontri e disordini tra manifestanti e forze di polizia sono segnalati nelle città di Antsirabe e di Fianarantsoa. Fonti di Nigrizia riferiscono che in quest’ultima città si registrano un morto e otto feriti gravi, dopo che l’esercito ha aperto il fuoco su una manifestazione. Ieri l’opposizione aveva organizzato un sit-in nella capitale, conclusosi senza particolari tensioni.

Da ieri, Haile Menkerios, inviato speciale delle Nazioni Unite, si trova ad Antananarivo dove ha incontrato separatamente i due rivali politici. L’iniziativa Onu è stata sollecitata da due ministri del governo malgascio, dopo che mercoledì sera si è interrotto il dialogo diretto tra Ravalomanana e Rajoelina, e mons. Odon, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane del Madagascar e patrocinatore degli incontri, si è ritirato dalla mediazione. I due contendenti, a partire da sabato 21 febbraio, si sono incontrati tre volte.

Dopo aver visto Menkerios, Rajoelina ha dichiarato alla stampa che non intende, per ora, incontrare il capo dello stato e ha chiesto alle forze dell’ordine, in vista della manifestazione di domani, di non aprire il fuoco sui manifestanti. Ravalomanana ha invece sottolineato che ogni negoziato deve svolgersi secondo i dettami della Costituzione.