26 gennaio 2009. Nella capitale del Madagascar, Antananarivo, scoppiano le prime manifestazioni di protesta contro il presidente Marc Ravalomanana, accusato dal suo più agguerrito oppositore, il sindaco della capitale Andry Rajoelina, di imbavagliare la stampa e di gestire il governo della Grande Isola come un suo possedimento personale. E’ una guerra tra ricchi uomini d’affari assetati di potere. Il presidente è fondatore del colosso alimentare locale Tiko e titolare di una radio-tv malgascie. Il suo avversario, un giovane ex dj che ha costruito un impero sulla vendita di latte, anche lui proprietario di mezzi di comunicazione, ha giurato vendetta dopo essere stato silurato dal governo. Il 31 gennaio Rajoelina chiede la destituzione del presidente, si proclama alla guida di un non riconosciuto ‘governo ombra’. Ma viene a sua volta destituito. Poi, attraverso la sua radio incita i suoi sostenitori a scendere in piazza e a marciare sul palazzo presidenziale.
La guardia nazionale spara sulla folla uccidendo 28 persone e ferendone più di 200. Fino ad oggi la personale battaglia tra i due politici è costata la vita ad almeno 125 persone. La ministra della Difesa si è dimessa sostenendo che la sua educazione le impedisce di veder ‘versare il sangue’ dei suoi compatrioti. Al suo posto è stato nominato un militare. Il clima resta dunque infuocato. Le Nazioni Unite, l’Unione africana e la Francia hanno annunciato l’invio di inviati speciali per cercare di sedare un crescendo di violenza che rischia di sfociare in una nuova guerra civile.
Ma cosa c’è dietro? Lo abbiamo chiesto a Luciano Lanzoni, cooperante dell’ong italiana Reggio Terzo Mondo (RTM) raggiunto ad Antananarivo.

(A cura di Raffaello Zordan)