Da una parte un paese alle prese con una grave siccità e con seri problemi di sottosviluppo. Dall’altra un presidente che invece di governare si preoccupa solo di gettare fumo negli occhi dei cittadini del Madagascar.

È il quadro che emerge dalla testimonianza di Luciano Lanzoni, missionario Fidei Donum della Diocesi di Carpi, che da oltre trent’anni lavora nell’isola dell’Oceano Indiano, grande due volte l’Italia e con 26 milioni di abitanti.

Già alla fine dello scorso novembre, il Programma alimentare mondiale (Pam) aveva lanciato un allarme, sottolineando che la situazione del sud del paese richiede interventi urgenti perché la siccità, che in alcune aree dura da tre anni, sta riducendo alla fame numerose comunità.

Secondo il Pam sono necessari 37,5 milioni di dollari, da qui a giugno, per portare soccorso a circa 900mila persone. Secondo Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), 135mila bambini sotto i 5 anni soffriranno di malnutrizione acuta nei prossimi mesi nel Grande Sud.

Nel frattempo, il presidente Andry Rajoelina, 46 anni – al potere dal 2009 al 2014 a seguito di un colpo di stato militare e poi rieletto nel 2018 –, si dedica a distribuire promesse senza un progetto di governo degno di questo nome.

Anche nell’affrontare la pandemia di Covid-19, Rajoelina sta facendo scelte che sono contestate sia dal ministero della sanità sia da organizzazioni della società civile. Rajoelina non ha iscritto il paese alla Covax Facility, iniziativa mondiale che dovrebbe consentire ai paesi in via di sviluppo di accadere al vaccino attraverso delle sovvenzioni, e continua a propagandare un rimedio tradizionale a base di erbe, sull’efficacia del quale non ci sono evidenze scientifiche.

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati