Almeno 120 le vittime degli scontri di piazza
Dopo gli scontri delle ultime settimane, Chiesa e comunità internazionale cercano una mediazione. Ma le posizioni delle due parti sono molto lontane.

Proseguono in Madagascar i colloqui per cercare una mediazione alla crisi politica che da oltre 3 settimane blocca il paese: da venerdì delegati del governo del presidente Marc Ravalomanana e dell’opposizione di Andry Rajoelina si stanno incontrando, sotto la mediazione dell’inviato speciale dell’Unione africana Amara Essy. Oggi è in arrivo una delegazione dallo Swaziland, che fa parte della squadra di negoziatori mobilitati dalla Comunità degli stati dell’Africa australe (SADC), alla quale si aggiunge anche il Consiglio delle chiese cristiane del Madagascar. Le posizione dei contendenti sono lontane: Ravalomanana punta ad elezioni anticipate, mentre Rajoelina vuole una fase di transizione per modificare Costituzione e legge elettorale, e votare con nuove regole.
Intanto oggi l’opposizione ha indetto dei presidi di fronte alle sedi delle istituzioni, mentre sabato ci sono state nuove manifestazioni nella capitale Antananarivo, organizzate in contemporanea dalle 2 opposte fazioni. Per evitare le violenze delle scorse settimane, i cortei hanno sfilato scortati dalla polizia. Sono almeno 120 le vittime delle manifestazioni, particolarmente gravi i fatti del 7 febbraio quando la guardia presidenziale ha sparato contro i manifestanti che si stavano avvicinando al palazzo del governo e ha ucciso 28 persone.
Nemmeno a metà del suo secondo mandato presidenziale, Marc Ravalomanana, 58 anni, il politico-imprenditore che aveva scalzato nel 2002 il regime dell’imperatore rosso Didier Ratsiraka, e che aveva promesso uno sviluppo rapido e duraturo, si ritrova pesantemente contestato. E a metterlo in discussione a tutto campo è un uomo della sua stessa etnia, un merina, e per di più marito di sua figlia: si tratta di Andry Rajoelina, il trentaquattrenne sindaco della capitale Antananarivo, che ha addirittura nominato un governo di transizione e che si è visto destituire dalla carica di sindaco.
A fare da innesco ai moti di piazza la chiusura di una tv della capitale, di proprietà di Rajoelina, ma a questo evento si somma un malcontento popolare e forti contestazioni nei confronti della politica di governo.