Da gennaio nel paese è in corso una crisi istituzionale e sociale
Colloqui arenati nuovamente sulla proposta di amnistia per i detenuti politici: i mediatori sospendono il tavolo. Ma non è un sconfitta: serve tempo per studiare una nuova strategia. Nella speranza che intanto le 4 delegazioni al tavolo ammorbidiscano le loro posizioni.

In Madagascar, si arena si nuovo la mediazione tra le varie parti politiche: i delegati internazionali che stavano coordinando il tavolo per uscire dalla crisi istituzionale e sociale in corso da mesi, hanno annunciato la sospensione dei negoziati fino a nuovo ordine.

Serve più “tempo per riflettere sulla strategia da adottare”, hanno annunciato i rappresentanti di unione africana, Onu e Organizzazione internazionale della francofonia, in una conferenza stampa indetta martedì 16.

È l’ennesimo stallo nei negoziati dalla loro apertura, lo scorso 8 aprile, con l’annuncio di nuove elezioni presidenziali nel 2010 e dopo che il 17 marzo il presidente in carica Marc Ravalomanana, è stato costretto alle dimissioni. Ora il controllo del paese è di fatto in mano all’ex leader dell’opposizione, Andry Rajoelina, a capo dell’Alta Autorità di Transizione (Hat).

Dopo aver guidato e cavalcato le dimissioni a Ravalomanana, con una procedura che la comunità internazionale e l’opposizione malgascia hanno definito del tutto illegittima. Ravalomanana avrebbe firmato le sue dimissioni sotto costrizione, e il passaggio dal consiglio militare designato dall’ex presidente a Rajoelina non ha nessun avvallo costituzionale. Per questa ragione gli stessi organismi internazionali che guidano i negoziati non hanno riconosciuto la nuova presidenza del paese e premono per un ritorno alla legittimità.

Nel loro comunicato i mediatori ribadiscono però che la sospensione non è da considerarsi una sconfitta della diplomazia, e sottolineano “la volontà della comunità internazionale di aiutare il Madagascar a uscire dalla crisi.”

La pausa dovrebbe permettere ai mediatori di formulare una nuova proposta, ma anche alle 4 delegazioni che partecipano al tavolo di studiare quanto è stato presentato finora, in particolare quella sull’amnistia, sulla quale non è stato trovato l’accordo. Se l’obiettivo principale dei colloqui è infatti l’approvazione di una “Carta di transizione”, che dovrebbe stabilire il funzionamento dello Stato e i compiti dei vari organi nel riportare il paese dal caos di oggi all’ordine costituzionale, il pomo della discordia è il tema della liberazione dei detenuti politici.

Oltre alle delegazioni di Rajoelina e di Ravalomanana, ai colloqui hanno partecipato finora anche i delegati di altri due ex capi di stato, Albert Zafy e Didier Ratsiraka, predecessore di Ravalomanana costretto all’esilio in Francia, e principale sostenitore della richiesta di amnistia.

 

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