“Criminalità, traffici e reti”
Armi in cambio del permesso di versare rifiuti tossici sulle coste somale: sarebbe questo il patto stretto tra la criminalità organizzata italiana e i pirati somali, secondo un libro pubblicato da Michel Koutouzis, ex funzionario dell’Onu. L’inviato speciale Ue per la Somalia ha già annunciato un’indagine.

«Camorra, Ndrangheta e Sacra Corona Unita forniscono ai signori della guerra (somali, ndr) armi leggere dal mercato nero dei Balcani Occidentali in cambio del permesso di smaltire rifiuti tossici al largo della costa somala»: lo rivela il contenuto di un libro dal titolo “Crime, trafics et réseaux” (Criminalità, traffici e reti) pubblicato lo scorso maggio in Francia da Pascale Perez e Michel Koutouzis, ex consulente dell’Onu e dell’Unione Europea (Ue).

Il traffico avrebbe fruttato ogni anno centinaia di milioni di euro, riciclati nell’industria del turismo sulle coste keniane e tanzaniane. Una pratica consolidata da anni: secondo i funzionari del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), infatti, lo tsunami, che ha sconvolto l’Oceano Indiano nel 2004, avrebbe portato alla luce, sulle coste somale, depositi di piombo, cadmio, mercurio, rifiuti ospedalieri e chimici nei pressi delle città di Hobbio e Benadir, uccidendo 300 persone.

«Tonnellate di rifiuti vengono scaricati ogni anno al largo delle coste di Somalia, Sudan ed Eritrea sotto il naso delle innumerevoli navi da guerra che controllano il trasporto via mare nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden», denunciano Perez e Koutouzis.

Nel 1992, l’Unep affermava che in Somalia erano state scaricate già un milione di tonnellate di rifiuti tossici, con la complicità del crimine organizzato, ad un costo 100 volte inferiore rispetto a quanto sarebbe costato in Italia. Una storia che si intreccia con le indagini condotte dall’inviata del Tg3 Ilaria Alpi, uccisa nel 1994 a Mogadiscio, insieme al suo operatore, Miran Hrovatin.

«Non ci sono prove evidenti dei legami tra mafia italiana e pirati» è stata la replica dell’ammiraglio Duncan L. Potts, comandante della missione europea antipirateria Atalanta, commentando le accuse rivolte esplicitamente da Koutouzis.

Potts ha inoltre sottolineato il calo del numero di attacchi dei pirati nell’area. Negli ultimi sei mesi del 2011, secondo le stime della missione europea, sono state sequestrate 3 imbarcazioni contro le 28 del primo semestre. Il 2012, invece, si sarebbe aperto con 5 sequestri, mentre sono 213 gli ostaggi ancora detenuti dai pirati somali, alcuni dei quali da oltre un anno.

Alexander Rondos, ex diplomatico greco, inviato speciale dell’Ue per il Corno d’Africa, ha già annunciato l’avvio di un’indagine per ricostruire il sistema di finanziamento della pirateria. «(I pirati somali, ndr) Sono parte di un problema ben più grande che stiamo affrontando nell’Oceano Indiano: – ha detto, martedì 19 giugno, Rondos – la globalizzazione del crimine organizzato».

Un tratto di mare, quello che bagna le coste della Somalia, sempre più militarizzato e senza regole. Oltre 50 mila vascelli si dirigono attraverso il Mar Rosso, ogni anno, verso il canale di Suez, la metà dei quali scortati da personale di sicurezza pronto ad aprire il fuoco.