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Contro la corruzione ancora molto da fare
Malawi: duro attacco dei vescovi al presidente Chakwera
I vescovi criticano gli scarsi risultati del governo nella lotta alla corruzione, puntando il dito contro la mala e opaca gestione del denaro pubblico
11 Marzo 2022
Articolo di Redazione
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In una lettera pastorale emanata per la Quaresima da sette vescovi del Malawi, il presidente, Lazarus Chakwera – eletto nel giugno 2020 dopo l’annullamento dei risultati delle elezioni del 2019 -, viene criticato per la lentezza del suo governo nell’affrontare il tema della corruzione. I vescovi incalzano l’alleanza formata dalla coalizione governativa Tonse, capeggiata da Chakwera alla testa del Malawi Congress Party (Mcp), affinché venga formulato un programma concreto d’azione comune, da realizzare durante il loro mandato governativo.

Secondo recenti denunce riguardanti il saccheggio di risorse pubbliche da parte di agenti stranieri in combutta con politici e ufficiali civili corrotti, i vescovi notificano che il Malawi avrebbe sufficienti risorse – se fossero messe a buon uso – per favorire lo sviluppo del paese.

E aggiungono che quanto emerso deve servire come occasione per il paese, per dimostrare concretamente che la lotta contro la corruzione non si limita a qualche sterile dichiarazione né deve rimanere lettera morta dopo la campagna che ha permesso a Chakwera di diventare presidente, ma deve essere una battaglia genuina per eliminare le pratiche corrotte.

“Crediamo – dichiarano i vescovi – che un presidente la cui campagna si è basata sull’impegno a combattere la corruzione e che ha promesso di affrontare altri mali, non deve lasciare al proprio posto nessuno dei suoi ministri o collaboratori allorché esistono informazioni sufficienti concernenti il loro coinvolgimento in operazioni disoneste”.

I prelati denunciano i numerosi casi di corporazioni, dipartimenti, agenzie e servizi legalmente riconosciuti, non efficienti per mancanza di leadership appropriata o di approvazione da parte dell’ufficio e del gabinetto governativo del presidente. Tale ufficio, secondo i vescovi, invece di essere il fulcro di un sistema amministrativo efficiente, si è trasformato in una sorgente di inefficienza e inerzia nel servizio pubblico.

Mettendo in discussione la scelta di certi ufficiali esecutivi per il controllo di varie entità parastatali, i vescovi scrivono: “Per risolvere le situazioni createsi è necessaria una leadership politica capace di intervenire in modo da promuovere integrità, onestà e osservanza della legge”.

E aggiungono: “Notiamo che varie istituzioni accumulano e gestiscono enormi quantità di denaro che non passa attraverso il bilancio nazionale. Questo permette che si spendano risorse senza dover rendere conto ad alcuno e crea un ambiente che apre la strada all’investimento di risorse pubbliche per discutibili fini politici e benefici personali”.

“Questi enti parastatali invece – affermano ancora i vescovi – devono operare in modo totalmente autonomo e rendere conto al popolo malawiano. Purtroppo però, continue pressioni e interferenze da parte dell’ufficio del presidente o di membri del suo gabinetto, manifestano un’evidente dimostrazione di impunità”.  

 

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