Sudafrica / Vent’anni dopo
L’11 febbraio 1990, dopo 27 anni di carcere duro, fu rilasciato Nelson Mandela leader dell’African National Congress. Vi proponiamo l’attacco del lungo articolo che Nigrizia dedicò all’avvenimento. Di seguito un’intervista con il direttore del World Wide Media Center di Johannesburg, che ci dice come si celebra in Sudafrica il ventennale e quali sfide deve affrontare il partito di governo.

«Prima ancora del discorso storico del 2 febbraio del presidente Frederik de Klerk, era chiaro che il governo sudafricano era da tempo in dialogo con l’African National Congress (Anc) attraverso la mediazione del suo leader carismatico Nelson Mandela. Le trattative erano già in corso; non per parlare del futuro del Sudafrica bensì per individuare i prerequisiti e preparare il clima necessario per intavolare futuri negoziati.

 

La decisione di de Klerk di dialogare su dei prerequisiti internazionalmente accettati è da attribuire all’inesorabile declino dell’economia sudafricana. Come già accadde in Rhodesia, è arrivato il momento quando la logica militare deve cedere il passo alla logica dell’economia. Questo processo in Sudafrica ha subito una accelerazione violenta dopo l’umiliazione di Cuito Cuanavale nel 1988 per mano delle truppe angolane e cubane. L’embargo di armi ha infatti lasciato il Sudafrica con una forza aerea pericolosamente inadeguata.

 

Gli investimenti in diminuzione per il quarto anno consecutivo, il peso delle sanzioni economiche, i 2,4 miliardi di dollari di debito da ripagare entro il 1990 e la scarsità di valuta estera disponibile (si parla che la divisa a disposizione sia sufficiente solo a coprire le importazioni di poche settimane) hanno costretto il pragmatico de Klerk a porre l’opinione internazionale al di sopra dei malumori atavici dell’estrema destra boera.

 

Le proposte fatte all’apertura del parlamento hanno evitato tuttavia ogni importante concessione ai due pilastri: l’Atto di registrazione etnica della popolazione e l’atto che divide le aree di residenza secondale razze (group area).

 

Grande attenzione è stata prestata alla decisione di riportare l’Anc alla legalità. Alcuni hannomanifestato stupore. Ma per quanti hanno partecipato negli ultimi tempi a un raduno dimassa, a una marcia, a un funerale o ad una dimostrazione – e molti diplomatici delle ambasciate accreditate a Pretoria lo fanno – sorprendersi sarebbe stata una cosa da ingenui. È stato in fatti l’Anc stessa ad uscire dalla clandestinità. Le sue bandiere e magliette da anni adornano tutte le manifestazioni popolari di massa.

 

Da tempo la folla ha imparato un lungo repertorio di canti che esaltano la leadership dell’Anc e il suo braccio armato, l’Umkhonto we Sizwe.

 

De Klerk ha semplicemente adeguato la legge alla pratica corrente».