Mozambico alle urne
Si avvicina il voto per le presidenziali e per le legislative del 15 ottobre. Ma nella capitale mozambicana sembra che partecipi un solo partito e un solo candidato. Tutti gli spazi pubblici sono occupati dal partito al potere e dal suo candidato Nyusi. Nonostante gli appelli alla calma continuano le tensioni nel paese: recenti le violenze a Gaza e a Nampula. Nel mirino il candidato dell’Mdm, Simango.

MAPUTO – Colonne d’auto tappezzate di rosso (colore del Frelimo), col volto di Filipe Nyusi impresso sui finestrini e colme di simpatizzanti strillanti e con volantini e bandiere in mano bloccano il traffico di Maputo in un sabato per il resto tranquillo. Il Mozambico va al voto tra poco più di due settimane (il 15 ottobre). Se uno dovesse basarsi su quel che accade qui a Maputo, senza guardare tv e giornali, avrebbe l’impressione che alle urne si presenterà un solo candidato, Nyusi, appunto. Tutta la città è tappezzata di sue scritte e il suo volto tondo e sorridente campeggia in mega manifesti (nelle foto sopra) appesi nelle arterie principali della città, come Avenida Nyerere o Avenida 24 luglio.
Per un turista disattento, il voto mozambicano potrebbe rappresentare un esercizio vuoto di democrazia se si dovesse basare sulla campagna elettorale nella capitale, con il Frelimo, partito che domina da sempre la scena mozambicana, che occupa ogni interstizio di potere. In realtà non è così. Anche se gli altri candidati non si possono permettere un battage pubblicitario come il Fronte di Liberazione del Mozambico, esistono e rendono la competizione tra le più incerte dal 1994, anno delle prime elezioni libere dopo la fine della guerra civile e dall’indipendenza del 1975.
Movimento democratico del Mozambico (Mdm) con David Simango e Resistenza nazionale del Mozambico (Renamo) con Afonso Dlakama costringono il Frelimo a ipotizzare metodi surretizi per trionfare dopo il 15 ottobre. Perché tutti sono abbastanza convinti che vinca Nyusi, anche se le urne potrebbero nascondere altri risultati. “E speriamo che sia così, altrimenti non so cosa potrà accadere in questo paese. Sarebbe inevitabile il ritorno alla più cieca violenza. Frelimo, ora come ora, ha in mano tutto”, il commento di un italiano che vive in Mozambico da 30 anni.
La Frelimo sembra che possa concedere al massimo la possibilità di andare al secondo turno. Ma sarebbe già un passo avanti rispetto al passato. Il candidato di opposizione più accreditato è quell’ Engenheiro Daviz Simango, figlio di un dirigente del Frelimo di Beira fucilato per alto tradimento, fuoriuscito dalla Renamo nel 2008 e fondatore dell’Mdm nel 2009. Partito che nelle amministrative del 2013 ha conquistato tre importanti municipalità come Beira (di cui è sindaco lo stesso Simango) Quelimane, nello Zambesia, e Nampula, nel nord. E che a Maputo ha raggiunto il 40%. Ufficiale. La percentuale reale sembra ben superiore.
E che il Frelimo lo tema, lo testimoniano i ripetuti attacchi che Simango e i suoi militanti subiscono in questi giorni di campagna elettorale. Particolarmente violente le aggressioni subite martedì e mercoledì scorsi a Gaza, nel sud del paese, quando è stato impedito ai militanti dell’ Mdm e allo stesso Simango di tenere un comizio. Venâncio Mondlane, responsabile del comitato elettorale del Movimento, ha accusato il Frelimo di voler mettere a rischio la stessa vita di Simango. Ma scontri si sono avuti anche a Nampula. Lì la polizia ha ferito dei sostenitori Mdm che volevano portare nelle strade e nelle piazze la bara intitolata al candidato Frelimo.
In attesa degli osservatori internazionali, che arriveranno il 30 settembre nel paese, è stato lo stesso presidente del Mozambico, Armando Guebuza, a lanciare un appello affinché cessino le violenze elettorali.  Guebuza, dopo due mandati, non si ricandida, anche se continuerà a mantenere le redini del partito. Che è come dire: controllare il governo e la società. Alcuni gli avrebbero suggerito di dedicarsi, dal 16 ottobre in poi, solo alle sue molteplici attività economiche e finanziarie. L’uomo, infatti, ha alquanto arricchito sé stesso e la sua famiglia nei suoi anni di potere. Sembra proprietario di una quarantina di aziende (tra cui banche come Mozabanca) e avrebbe partecipazioni in un’altra settantina, tra cui la mega diga di Cahora Bassa. La figlia, Valentina da Luz, è stata inserita dalla rivista economica africana Forbes tra le 22 donne più ricche d’Africa. Il padre l’ha piazzata anche nel Comitato centrale del Frelimo, nella cabina di regia che governa il paese.
Chi conosce le segrete stanze del potere mozambicano sottolinea come Nyusi non sia proprio un uomo di stretta osservanza guebuziana. Il presidente avrebbe voluto candidato il suo cocco di sempre, il ministro dell’agricoltura José Pacheco. Nyusi, invece, è il delfino del generale Alberto Joaquim Chipande, primo ministro della difesa post indipendenza. Figura mitica in Mozambico: si racconta che sia stato il primo a sparare un colpo nella guerra di indipendenza. Sia Nyusi sia Chipande sono di etnia makonde della regione di Cabo Delgado, nel nord del paese.
Il terzo incomodo della partita elettorale è un altro nome di peso. Dlakama, leader della Renamo, ha ottenuto solo ai primi di settembre agibilità politica, dopo il patto firmato a Maputo con Guebuza e che ha posto fine al suo confino nella foresta di Gorongoza che durava dal 2012.
Un sondaggio elettorale elaborato dall’Università Politecnica di Maputo e pubblicato a fine agosto collocava Dlakama al terzo posto nella classifica dei consensi con un misero 10,88% (Nyusi aveva il 47,48% e Simango il 35,64%). Ma le rilevazioni sono state effettuate prima della firma di pace. Nelle immagini televisive sembra che ai suoi comizi partecipino folle oceaniche. Tuttavia è facile cadere in inganno. Spesso  le masse si spostano in blocco con pullman organizzati dai partiti. C’è la curiosità, però, di vedere dove si colloca oggi il leader 61enne della Renamo, che nel 2009 raccolse il 46% di consensi, per bruciarne due terzi, 10 anni dopo.
Lui dichiara che vincerà. Il problema si materializzerà se dovesse arrivare terzo, con le tante armi ancora in circolazione nel paese. Una delle tante incognite post voto di questo paese in piena ebollizione.