AL KANTARA – GENNAIO 2020
Mostafa El Ayoubi

Il 2020 si annuncia nel segno dell’incertezza per il Medio Oriente. Flebili i segnali di risoluzione dei conflitti in atto e un futuro in gran parte legato al mutamento degli equilibri geopolitici. L’egemonia degli Usa e dei suoi alleati europei, consolidatasi dopo la caduta dell’Unione Sovietica, oggi è in fase di erosione. Ciò è dovuto al ritorno sulla scena mondiale della Russia, con la sua potenza militare, e all’affermazione della Cina come colosso economico globale.

Ed è proprio in Medio Oriente che questo mutamento della geografia politica ha iniziato a evidenziarsi con chiarezza. Il sostegno diplomatico di Russia e Cina al governo siriano contro la guerra per procura imposta dalla Nato (e dai suoi vassalli), ha rimesso in discussione l’interventismo militare unilaterale di questa macchina da guerra guidata dagli Usa. E ha segnato un punto di svolta il veto posto da Russia e Cina contro una risoluzione, proposta dal Marocco (a proposito di vassalli!) nel febbraio 2012, che avrebbe condannato Damasco.

Ha infatti interrotto un lungo ventennio di crociate Usa – a volte con la copertura della famigerata Onu – in giro per il mondo: la guerra contro l’Iraq (1991 e 2003), l’intervento in Somalia (1992), l’aggressione militare contro la Serbia (1999), l’invasione della Libia (2011).

Se Pechino e Mosca non avessero posto il veto, la Siria avrebbe fatto la stessa brutta fine della Libia. E a scongiurare definitivamente questo pericolo, è stata la discesa in campo nel 2015 dei russi, su richiesta di Damasco (in conformità con il diritto internazionale).

Usa/Nato oggi non possono più intervenire “allegramente” dove e quando vogliono perché Russia e Cina stanno diventando molto influenti nello scacchiere politico internazionale e quindi stanno modificando le alleanze strategiche a loro favore. Per opporsi a questo cambiamento, gli Usa ricorrono alla guerra economico/finanziaria (sanzioni, embarghi ecc.) nel tentativo di danneggiare quei paesi che stanno mettendo in discussione la loro egemonia sul mondo.

Dunque il Medio Oriente è il terreno sul quale sta germogliando una visione politica di un mondo multipolare che potrebbe mettere fine all’egemonia Usa/Nato. A rendere possibile lo sviluppo di questo laboratorio di cambiamento geopolitico è l’Iran. Da 40 anni Washington sta cercando invano di addomesticarlo attraverso una feroce guerra economica, mediatica e “diplomatica”. Ma l’isolamento lo ha rafforzato.

Le sanzioni economiche lo hanno costretto a diversificare la sua economia, puntando il meno possibile sugli introiti degli idrocarburi. Oggi, nonostante le difficoltà economiche, l’Iran è il paese più avanzato della regione Medioriente/Golfo. È diventato, con il passare degli anni, un attore imprescindibile nello scacchiere mediorientale. Gli Usa non sanno come arginarlo. Invaderlo sarebbe una sciagura di portata globale, perché la Cina e la Russia sono alleati di Teheran.

L’unico modo per colpirlo è quello di cercare di isolarlo dai suoi alleati arabi, facendo loro guerra o destabilizzandoli. La guerra in Siria e nello Yemen e la grave crisi sociopolitica in Iraq e nel Libano sono riconducibili a una guerra a distanza contro l’Iran. Il destino del Medio Oriente dipenderà in gran parte dal nuovo equilibrio geopolitico che si sta lentamente delineando.

Medio Oriente
S’intende comunemente un territorio di oltre 7 milioni di km², che comprende Arabia Saudita, Bahrein, Cipro, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Iraq, Iran, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Palestina, Qatar, Siria, Turchia, Yemen.