Rapporto Sofi 2014 della Fao
L’ultimo rapporto presentato ieri a Roma dalla Fao, dice che le persone che soffrono la fame nel mondo sono in calo e che l'obiettivo del dimezzamento è possibile. Ma il continente africano sembra andare nella direzione opposta.

Sono sempre meno le persone che patiscono la fame nel mondo secondo l’ultimo rapporto presentato ieri a Roma dalla Fao, ma 805 milioni, vale a dire 1 su 9, restano ancora in una situazione cronica di sottoalimentazione. L’Africa poi, va nella direzione opposta. Nell’africa sub-sahariana le persone che vivono in questa condizione sono passate dai 176 milioni dei primi anni ’90 ai 214 milioni del 2014 (dal 17,3% al 26,6% su quota regionale) e anche nel Nord Africa c’è stato un aumento di un punto percentuale.

Il resoconto generale
Il bilancio tracciato nello studio annuale sullo “Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo” (Sofi 2014) dai tre organi dell’Onu che si occupano del problema, l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e il Programma alimentare mondiale (Pam), conferma un trend positivo. Vale a dire una diminuzione del numero di persone che soffrono la fame a livello globale di oltre 100 milioni di unità negli ultimi dieci anni e di oltre 200 milioni rispetto al biennio 1990-92
In termini percentuali, nello stesso periodo, il livello di denutrizione è sceso dal 18,7% all’11,3% a livello globale e dal 23,4% al 13,5% per i paesi in via di sviluppo.
Buone notizie quindi, che rendono ottimistiche le previsioni sul possibile raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo del Millennio (Mdg) di dimezzare la percentuale delle persone sottonutrite entro il 2015. Il rapporto afferma chiaramente che la sfida può ancora essere vinta “se interventi adeguati verranno presi e intensificati” laddove è necessario.
Dall’inizio degli anni novanta sono 63 i paesi che hanno raggiunto l’obiettivo Mdg, mentre altri sei sono sulla buona strada per raggiungerlo entro il 2015. Di questi 63, ben 25 hanno anche raggiunto la meta più ambiziosa stabilita dal Vertice Mondiale sull’Alimentazione (Wfs) di dimezzare il numero delle persone denutrite entro il 2015. Purtroppo però ormai si è fuori tempo massimo per centrare anche quest’obiettivo del Wfs a livello globale.
«Questa è la prova che la lotta contro la fame può essere vinta, e questo dovrebbe ispirare i paesi ad andare avanti, con l’assistenza della comunità internazionale, se necessario», affermano nello studio José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze e Ertharin Cousin, responsabili di Fao, Ifad e Pam.

L’Africa va nell’altra direzione
C’è ottimismo generale quindi, ma nonostante i progressi positivi rilevati nei paesi in via di sviluppo a livello globale, esistono grandi differenze in quello regionale. Molte regioni e sub-regioni restano indietro. Anzi, a guardare bene i dati si scopre che nel continente africano la fame è addirittura in crescita a livello regionale. Basta osservare il grafico sotto ripreso dal rapporto della Fao nella parte evidenziata che riguarda l’Africa.
Nell’Africa Subsahariana, le persone che vivono in questa condizione sono passate dai 176 milioni nei primi anni ’90 ai 214 milioni del 2014 (dal 17,3% al 26,6%). Nel Nord Africa, invece la fame colpiva 6 milioni di persone negli anni novanta, oggi sono 13 con un incremento di un punto percentuale, ora è pari all’1,6%.

Una persona su quattro resta sottonutrita nel continente che ha, infatti, la più alta percentuale di persone che soffrono la fame fra tutte le regioni analizzate, come si vede nel grafico sotto tratto dallo studio, che riporta le percentuali di denutrizione in rapporto all’obiettivo Mdg. L’Africa, e in particolare la regione sub-sahariana, è in ritardo sulle tendenze globali, i progressi sono molto lenti per via dei conflitti in corso e dei disastri naturali che la affliggono.
Dati inaccettabili che richiedono un cambio di rotta concreto nel tipo d’intervento internazionale da applicare al continente. «L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono problemi complessi che non possono essere risolti da un settore o dai soli soggetti interessati. Devono essere affrontati in modo coordinato» afferma infatti il rapporto.