Bilancio dell’holding armiera italiana
Il fatturato 2010 di Finmeccanica è salito a 18,7 miliardi di euro, con i profitti a 557 milioni. 75 mila gli addetti del Gruppo dislocati in 4 paesi. La crisi libica sta minando la solidità dell’holding.

Il fatturato 2010 di Finmeccanica è salito a 18,7 miliardi di euro (+2,9% rispetto al 2009), i debiti finanziari hanno raggiunto 3,1 miliardi con una lieve crescita (+2%), i profitti sono stati pari a 557 milioni (-25% rispetto all’anno precedente).

Sono questi alcuni dei principali dati di bilancio 2010 del Gruppo, all’ottavo posto mondiale nella classifica dei produttori di armi.
L’aumento del fatturato è dovuto principalmente all’incremento della produzione nel settore degli elicotteri (in particolare per le attività sull’AW139), nell’elettronica per la difesa e sicurezza e nel settore dell’aeronautica militare e, in particolare, per i programmi Eurofighter, C-27J, M-346 e G-222.

Fra gli ordini degli elicotteri militari sono da segnalare: 12 AW101 all’Italia e 12 AW101 all’India; il rinnovo di 10 elicotteri Lynx Mk 9 per il Regno Unito; la fornitura di 30 elicotteri per «un cliente dell’area sud del Mediterraneo»; 8 elicotteri per le Filippine, 8 aerei C 27 J agli Usa, cannoni semoventi Palmaria alla Libia; la fornitura di infrastrutture per la produzione delle ali e l’assemblaggio degli aerei F 35 destinati a Italia e Olanda, a Cameri, in provincia di Novara.
I costi 2010 per ricerca e sviluppo sono stati pari a 2 miliardi e 30 milioni (+2,4%) e si sono concentrati nell’aeronautica, nell’elettronica per la difesa e sicurezza e negli elicotteri.

Nel 2010 il personale è salito a oltre 75.000 addetti, così ripartito: il 57% in Italia e per circa il 43% all’estero, di cui il 16% negli Stati Uniti, il 13% nel Regno Unito, il 5% in Francia e il 4,5% in Polonia. Il Gruppo riafferma la sua presenza sui mercati dei paesi occidentali con una maggiore spesa militare. È da sottolineare che Usa e Regno Unito sono paesi belligeranti, a cui per legge non si potrebbe vendere armi, ma così non avviene. Anzi, anno dopo anno Finmeccanica si espande proprio nei due paesi.

Nel presentare il bilancio, il direttore generale Alessandro Pansa ha evidenziato i ricavi preventivati nel 2011 per commesse con la Libia. Tali affari erano stimati in 250-300 milioni di euro, ma ora ovviamente è tutto congelato per gli avvenimenti che stanno sconvolgendo quel paese.

 

C’è il rischio che in questo modo Gheddafi possa finanziare la guerra in atto contro il suo popolo. A breve dovrà essere rinnovato il consiglio di amministrazione. Sarebbe ora che, in base alla legge 185/1990, gli ex generali lascino i vertici del Gruppo Finmeccanica ed entrino esponenti della società civile, che attuino la riconversione produttiva dal militare al civile e per non fornire armi ai dittatori.