Le accuse del comboniano
Padre Alex Zanotelli torna a denunciare i mali della criminalità organizzata a Napoli e i troppi silenzi. Anche della Chiesa. Un’esposizione pubblica che ha indotto i missionari comboniani, riuniti a Roma per l’Assemblea generale, a scrivergli un messaggio di solidarietà “per il delicato momento che stai vivendo”.

Napoli e la camorra. Infuocano le polemiche sulle parole della presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi, che ha definito «la camorra un dato costitutivo della città». Un’affermazione che ha acceso un aspro dibattito, nel quale è intervenuto anche padre Alex Zanotelli, che ha la sua missione nel quartiere Sanità di Napoli: «Il presidente Bindi non ha mai parlato di “dna”. Ma ha veramente ragione; non si può capire la storia di Napoli senza fare la storia della camorra. La sua frase potrà essere percepita come un pugno nello stomaco, lo è. Ma mi auguro che questa affermazione aiuti tutti noi a reagire».

Anche le parole del comboniano – pronunciate in occasione del funerale di Genny Cesarano, il 17 enne ucciso a colpi di arma da fuoco la notte del 5 settembre – avevano sollevato polveroni polemici. «La gravità di questo momento – aveva dichiarato dall’altare – è il sangue versato sulle nostre strade. In una città dove c’è violenza, discordia, frode e oppressione, il risultato è la morte. Le nostre mani grondano sangue e tutti noi, Chiesa compresa, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità». «Questa è una città – aveva proseguito – spaccata in due. C’è una Napoli bene e una Napoli che vive malamente. Non possiamo accettare una città sventrata, fatta di Scampia, Rione Traiano e Soccavo e un’altra città fatta di Vomero». Ha infine chiesto alle istituzioni che «il popolo della Sanità sia messo in condizione di rialzare la testa. Tutte le istituzioni devono darci una mano, perché così, e solo così, possiamo vivere e non morire».

 Una riflessione che padre Alex – insieme a don Antonio Loffredo e don Giuseppe Rinaldi, parroci di Santa Maria alla Sanità-Napoli – ha poi approfondito in una lettera aperta, nella quale torna a puntare il dito contro la Chiesa che deve diventare «sempre più comunità attiva sul territorio, che diventi popolo di Dio, capace di alzare la testa. Questo è un dovere di noi preti. Noi stiamo provando da anni, fra mille difficoltà, a camminare con questo nostro popolo. Al di là di una povertà diffusa, c’è un consumismo che azzera le coscienze nella formazione dei nostri figli più giovani, e una violenza che serpeggia sulle strade di questo rione.

Parole che hanno esposto pubblicamente padre Zanotelli, da anni impegnato in lotte sociali contro le ineguaglianze, le ingiustizie, la povertà e per il diritto all’acqua. Il comboniano ha comunque trovato, in questi giorni, il conforto e la solidarietà dei membri della sua congregazione. Riuniti a Roma in assemblea per il Capitolo generale della congregazione, i 62 rappresentanti dei missionari comboniani provenienti da venti nazionalità e operanti in vari paesi d’Africa, America, Asia e Europa si sono esposti sostenendo le battaglie di Zanotelli, per la rinascita del quartiere Sanità e apprezzando le parole di denuncia contro la camorra. «Caro Alex – scrivono i missionari – desideriamo esprimere il pieno sostegno al tuo impegno nel Rione Sanità di Napoli per la valorizzazione della vita e della dignità umana in una realtà marcata dalla cultura della violenza e dominata dalla criminalità organizzata». 

 «Abbiamo apprezzato il coraggio delle tue parole nella denuncia della camorra durante i funerali del minorenne Jenny, ennesima vittima della violenza criminale, e il tuo invito alla comunità del Rione Sanità a non rassegnarsi, ad alzare la testa e darsi da fare per costruire un’altra Napoli capace di guardare al futuro con speranza».

 «Consapevoli del delicato momento che stai vivendo ti assicuriamo la nostra vicinanza e il ricordo nella preghiera perché il Signore ti accompagni e ti protegga nel fare “causa comune” con donne e uomini di buona volontà per la rinascita del quartiere della Sanità».