Le navi dei veleni: dall’Italia alla Somalia
Il ritrovamento, il 12 settembre scorso nelle acque calabre al largo di Cetraro, del relitto della Cunsky, ha riportato a galla l’affare delle decine di navi cariche di rifiuti tossici sepolte nel Mediterraneo. E non solo. Anche nelle coste africane. Ecco allora riemergere dal passato anche il delitto, ancora irrisolto, dei giornalisti Alpi-Hrovatin a Mogadiscio, legato anch’esso a traffici illeciti.

Il pericolo esiste, e da tempo, se è vero quanto affermato nel 2005 da Francesco Fonti, pentito della ‘ndrangheta che ha raccontato d’aver personalmente affondato tre imbarcazioni cariche di veleni (e probabilmente anche di materiale radioattivo) nei primi anni ’90. Una di queste è con tutta probabilità proprio la nave rintracciata nel mare di Cetraro, nel cosentino.

Sono passati dieci giorni da quando, su sollecito della Procura della Repubblica di Paola, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpacal) ha filmato il relitto. Lo ha fatto a proprie spese, dopo che per ben quattro mesi le richieste d’aiuto inoltrate a Roma dall’assessore all’Ambiente della regione Calabria, Silvio Greco, erano cadute nel vuoto. E anche adesso che la nave è stata trovata e filmata, nessuno si muove.

Eppure il rischio di contaminazione ambientale è altissimo, le industrie della pesca e del turismo sono praticamente bloccate e la popolazione è spaventata.Perché quella trovata dal robot sottomarino a Cetraro, rischia di non essere l’unica “nave dei veleni” pronta a disperdere il proprio carico.

Nel 2005, infatti, Fonti disse anche di essere a conoscenza di almeno una trentina di altri affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici fra Tirreno, Ionio e basso Adriatico, avvallando così parte dei contenuti dell’inchiesta “Navi a perdere”, avviata nel 1994 dall’attuale Sostituto Procuratore generale della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Francesco Neri. Inchiesta passata nel ’96 alla Direzione distrettuale antimafia che la archiviò quattro anni dopo, proprio per il mancato ritrovamento delle imbarcazioni cariche di scorie e affondate nel Mediterraneo.

Fonti parla anche delle complicità della politica nella gestione di questi traffici. Politica che ancora oggi si fa timidamente sentire, non attivandosi con forza nel volere risolvere i tanti misteri affondati in mare.
Misteri che legano questa inchiesta anche alle morti, in Somalia, nel marzo del 1994, della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi, e del suo operatore Miran Hrovatin, in circostanze che restano oscure.
Un’indagine che interessa ‘ndrangheta, servizi segreti e politici, e che potrebbe finalmente spiegare il perché di un ventennio di morti “accidentali”, di insabbiamenti e depistaggi.

A questa intricata vicenda Afriradio ha dedicato “Le navi dei veleni: dall’Italia alla Somalia”, una puntata speciale di Focus alla quale hanno preso parte il magistrato Francesco Neri, il giornalista di Famiglia Cristiana Luciano Scalettari e il collega de L’Espresso Riccardo Bocca (tra i primi a raccogliere le dichiarazioni del pentito Francesco Fonti e ad occuparsi dell’intera vicenda) e l’ex membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, l’ex parlamentare dei Verdi, Mauro Bulgarelli.

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