Cinema

La cinematografia africana non abbonda alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Passando in rassegna il programma della Biennale cinema 2019 (dal 28 agosto al 7 settembre) non si trovano tracce d’Africa nei lungometraggi in concorso né nei film e documentari fuori concorso.

Occorre varcare la sezione “Orizzonti”, dedicata «a nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale», per incrociare una sola opera nordafricana: Bik eneich – Un fils del regista tunisino Mehdi M. Barsaoui (nella foto). E ancora un regista tunisino, Nourid Bouziz, con il suo Les Épouvantails, ci attende nella sezione “Sconfini” dove si trova di tutto un po’.

Bik eneich – Un fils racconta la vicenda di una coppia e del loro figlio, in vacanza nel 2011 nel sud della Tunisia. Il regista fornisce qualche elemento in più: «Vivo in una società patriarcale che si basa su valori arabo-musulmani, profondamente radicati nel considerare sacra la figura del padre. A volte, questi valori limitano la paternità a un legame di sangue, un cognome, una sequenza genetica».

Le protagoniste di Les Épouvantails sono due ventenni che, alla fine del 2013, fanno ritorno in Tunisia dal fronte siriano dove sono state sequestrate e stuprate. Il regista: «Il film testimonia il periodo buio che la Tunisia ha vissuto durante il regime islamico, dopo la rivoluzione del 2011 che portò alla cacciata del presidente Ben Ali. Il mio obiettivo è rompere il muro di silenzio che ha avvolto le vittime e il loro isolamento e, allo stesso tempo, fare luce su questi avvenimenti». (Redazione)