Democrazia in maturazione
Il 28 ottobre quasi dieci milioni di mozambicani sono chiamati alle urne per scegliere presidente, parlamento e assemblee provinciali. Non si prevedono grandi sussulti: il Frelimo dovrebbe mantenere presidenza (nella foto Armando Emílio Guebuza) e maggioranza parlamentare. Ma c’è attesa per il voto dei giovani e per l’impatto del Movimento democratico del Mozambico, nuova formazione di opposizione.

Elezioni provinciali, parlamentari e presidenziali. Quello del prossimo 28 ottobre è il quarto appuntamento elettorale dopo la firma dell’accordo di pace del 1992 e l’introduzione del multipartitismo e della democrazia elettiva.

Si tratta anche del primo appuntamento di democrazia decentralizzata diffusa sul territorio: si voteranno per la prima volta le assemblee provinciali delle undici province del paese. Seppure queste assemblee avranno un peso amministrativo ridotto rispetto a quanto potrà decidere il governatore provinciale nominato dal governo centrale (e quindi leale al partito al potere), le elezioni provinciali esprimeranno maggioranze di governo differenti da quelle nazionali, e potrebbero essere la piattaforma di istanze di forze tradizionalmente di opposizione a livello nazionale, che sul piano locale si misurano con il compito di amministrare. Le assemblee provinciali sono state create nel 2006 all’interno del processo di decentramento che coinvolge tutti i gradi dell’amministrazione pubblica e che, nonostante la volontà soprattutto dei grandi donatori internazionali, sta assumendo sempre più le fattezze di un processo di dislocazione delle funzioni amministrative a livello locale e, parallelamente, di un maggior controllo del territorio, piuttosto che di un reale processo di partecipazione democratica basata sul principio della sussidiarietà.

Secondo la Commissione nazionale per le elezioni, i votanti registrati sono 9.871.949, poco meno della metà della popolazione totale, calcolata in base ai dati del recente censimento. Alle elezioni del 2004, aveva votato meno del 60% degli elettori registrati. La Commissione per le elezioni sta organizzando 12.694 seggi, appoggiandosi dove possibile all’accresciuta rete di edifici scolastici e altrimenti creando seggi all’aperto.

Non è l’esito delle votazioni che rende questo momento elettorale particolarmente interessante. A detta della maggioranza degli osservatori il responso delle urne confermerà alla guida della repubblica il presidente uscente, Armando Emílio Guebuza, eletto nel 2004 con più del 63% dei voti. Guebuza è esponente dell’ala più tradizionalista del movimento di liberazione nazionale, il Frelimo (Frente de Libertação de Moçambique). Guebuza, in un recente incontro con la stampa, ha dichiarato che, nel caso in cui dovesse vincere, intende rispettare il limite dei due mandati consecutivi per la carica presidenziale. 

La prima ragione di interesse riguarda i votanti. Quest’anno voteranno in maggioranza le generazioni che non hanno conosciuto l’indipendenza e la decolonizzazione e che ricordano la guerra come sfondo dei loro giochi d’infanzia. Secondo il censimento del 2007, il 64% della popolazione mozambicana ha meno di 25 anni, ovvero molti sono nati dopo la firma degli accordi di pace del 1992. Quello che alcuni acuti osservatori, tra cui la storica Anna Maria Gentili, profonda conoscitrice del Mozambico, chiamano la fine del compromesso post-coloniale tra governanti e cittadini giunge in un certo senso alle urne. La lealtà garantita alle forze che hanno costruito l’identità nazionale e che hanno combattuto per l’indipendenza non è più da darsi per scontata. 

I risultati delle urne racconteranno anche di una generazione, quella tra i venti e trent’anni, cresciuta in un paese che ha sperimentato nello spazio di due decenni uno stravolgimento senza pari in Africa: da teatro di una sanguinosa e devastante guerra civile, negli anni Novanta il Mozambico si è trovato a sperimentare vertiginosi tassi di crescita e a ricevere fiumi di aiuti internazionali e, negli ultimi anni, anche di investimenti diretti esteri, che hanno messo in moto processi di sviluppo capitalistico tanto veloci quanto sperequativi. In questo senso, il paese è stato teatro di violente manifestazioni, sfociate nella primavera del 2008 anche in scontri che hanno provocato alcuni morti nella capitale Maputo, proprio legate alle insoddisfacenti condizioni di vita della popolazione urbana. 

Nuovo partito in lizza
Il secondo motivo d’interesse è dovuto al fatto che le elezioni presentano novità nello schieramento dei partiti. Tutte le tornate elettorali precedenti hanno visto sfidarsi il movimento di liberazione nazionale, il Frelimo, e la Renamo (Rêsistencia Nacional Moçambicana), il partito degli ex ribelli che si sono contrapposti in armi per 17 armi al Governo di Maputo, inizialmente armati dai settlers bianchi della Rhodesia del Sud e poi sostenuti, oltre che da una parte della popolazione nazionale, esasperata dai metodi coercitivi del governo centrale, anche dal regime dell’apartheid di Pretoria. 

Nei passati appuntamenti elettorali, la sfida tra i due partiti, sempre vinta dal Frelimo, ha visto anche la partecipazione di altre piccolissime formazioni di opposizione, nessuna delle quali (a parte quelle che si sono presentate in coalizione con la Renamo) è riuscita a raggiungere il limite del 5% dei voti espressi a livello nazionale, che garantisce l’accesso ai seggi del parlamento. Quest’anno, invece, la sfida è resa più avvincente dall’apparizione di una terza formazione di opposizione, l’Mdm (Movimento democrático de Moçambique), che sembra avere un potenziale più aggressivo delle altre forze di opposizione. Il nuovo partito nasce intorno alla carismatica figura di Daviz Simango, sindaco di Beira, seconda città del paese, da sempre roccaforte della Renamo.

Simango è il figlio di un fondatore del Frelimo, Uría Simango, esponente dell’ala nazionalista e liberale, morto negli anni Ottanta in circostanze mai chiarite ufficialmente, mentre si trovava imprigionato dalla Frelimo per rgioni politiche.

Daviz Simango è stato sindaco di Beira, prima eletto tra le fila della Renamo e, in seguito alle elezioni municipali del 2008, come candidato dell’Mdm. Il padre-padrone della Renamo, Alfonso Dhlakama, capo dei guerriglieri nascosti nella foresta, tramutatosi con qualche resistenza in candidato sempre perdente alle elezioni presidenziali, in un suo ennesimo scatto da Crono mangiatore di figli, lo ha infatti espulso dal partito perché troppo indipendente, alla vigilia delle elezioni municipali. Simango ha deciso di correre per la carica di sindaco senza l’appoggio della Renamo e contro la Frelimo, che sperava di sfruttare i contrasti nel campo dell’opposizione per conquistare un avamposto simbolicamente molto importante. Daviz, anche a testimonianza dell’alto livello di consenso raggiunto dalla sua amministrazione, ha vinto al secondo turno una sfida elettorale che ha catalizzato l’interesse di tutto il paese e che da molti è stata letta come la sfida che garantiva la qualità della democrazia mozambicana.

La discesa in campo di Simango, infatti, riaccende la speranza di chi aspettava la nascita di un vero e credibile partito di opposizione. L’avanzata organizzativa e elettorale del Frelimo in seguito al congresso del 2003, che ha segnato un cambio di leadership e un rafforzamento delle strutture organizzative interne del partito, è spiegabile anche con la crescente personalizzazione della Renamo intorno alla senescente e autocratica figura di Dhlakama e quindi con la diminuzione dell’efficacia di questo partito che negli anni è riuscito ad espellere tutte le figure più promettenti che mettevano in ombra la leadership dell’anziano guerrigliero.

 L’Mdm, al di là del successo nella provincia di Sofala, ha il potenziale per essere un partito che raccoglie consensi anche in altre province. Simango ha intelligentemente deciso di spingere su temi quali il cambiamento e il rinnovamento, probabilmente per fare leva sulle giovani generazioni di elettori. Le speranze che l’Mdm si tramuti nella vera forza di opposizione del paese si sono però scontrate con presunte irregolarità nella presentazione della documentazione a sostegno in 7 delle 11 undici province del Mozambico. L’Mdm si presenta quindi solo in 4 province.

Serve un voto limpido
A questo si collega il terzo elemento di interesse di queste elezioni. È in atto un acceso scontro tra la Commissione elettorale nazionale, organo indipendente, e l’Mdm, con accuse reciproche di mancato rispetto delle procedure, che riportano a galla antiche tensioni sulla regolarità delle elezioni precedenti. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano sempre giudicato le elezioni mozambicane sufficientemente free and fair, ci sono stati sospetti consistenti di brogli, soprattutto riguardo agli esiti delle presidenziali del 1999, che hanno riconfermato il predecessore di Guebuza, Joaquim Chissano, alla presidenza, con un margine risicato di voti. Sospetti di brogli si sono condensati anche sull’esito delle elezioni del 2004, che sono però state vinte da Guebuza con un margine tale da smorzare in parte queste ombre. 

I donatori internazionali, che sostengono direttamente la metà delle spese del governo mozambicano e che hanno ancora una volta finanziato il processo elettorale, nonostante il parere contrario degli osservatori della missione del 2004, sono molto attenti a cercare di capire se possono esservi sospetti di frodi anche in questo caso, già a partire dalla clamorosa esclusione dell’Mdm da 7 province. Certamente, un processo elettorale poco trasparente e che confermasse lo strapotere del Frelimo non aiuterà il consolidarsi del rapporto fiduciario tra i donatori e il paese. Solo la flessibilità tra le due parti, nell’interesse dei cittadini e considerate le condizioni di sottosviluppo in cui versa la gran parte del paese, può favorire lo svolgersi delle elezioni in modo rispettoso e aperto.