Mozambico: l’anno zero dei movimenti anti-governativi - Nigrizia
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Dall’unione spontanea di giovani “rivoluzionari” nasce la “Generazione 18 di marzo”
Mozambico: l’anno zero dei movimenti anti-governativi
Improvvisamente, il paludato scenario politico mozambicano si è infiammato. La scintilla è stata la violenta e immotivata repressione di polizia della marcia in ricordo del rapper Azagaia, il 18 marzo. Data che segna la nascita di nuovi movimenti sociali e politici nel Paese
04 Aprile 2023
Articolo di Luca Bussotti (da Maputo)
Tempo di lettura 5 minuti
Giovani riuniti a Maputo il 18 marzo 2023 per onorare il defunto rapper Azagaia, feroce critico del governo (Credit: Lega dei diritti umani del Mozambico)

Da diversi giorni tira un’aria tesa per le strade di Maputo così come delle altre grandi città del Mozambico, come Nampula, Quelimane e Beira. A ogni incrocio pattuglie di polizia armate fino ai denti cercano di controllare quanto sta avvenendo sotto i loro occhi, con un’attenzione spasmodica a eventuali disordini, proteste, manifestazioni.

L’anno zero del Mozambico è iniziato il 18 marzo scorso. Subito dopo la morte del rapper Azagaia si è formato un movimento spontaneo di giovani “rivoluzionari” (così si autodefiniscono), facendo propria la parola d’ordine dello stesso Azagaia, “Potere al popolo” (Povo no poder in portoghese).

Una parola d’ordine che fa tremare i palazzi di Maputo, anche se una delle fonti di ispirazione di Azagaia era stato proprio il primo, carismatico presidente della Repubblica popolare del Mozambico, Samora Machel, appartenente al Frelimo, lo stesso partito degli attuali governanti.

La Generazione 18 di marzo

Stagioni politiche, quelle di epoca samoriana, passate rapidamente in Mozambico. Di quel periodo socialista è rimasto non più di un simulacro, l’autoritarismo di una classe dirigente terrorizzata dal dissenso, soprattutto se questo si manifesta nelle piazze, pubblicamente, come è stato nel caso della marcia del 18 marzo scorso, che voleva ricordare in modo pacifico il rapper Azagaia.

In questa circostanza la polizia è intervenuta addirittura prima che la manifestazione avesse inizio, lanciando gas lacrimogeni e sparando, lasciando sul terreno un morto e un giovane manifestante accecato da un occhio.

Come hanno sottolineato varie organizzazioni internazionali, non si è trattato di una reazione a violenze o provocazioni da parte dei manifestanti, ma di una misura preventiva al fine di evitare un ipotetico quanto fantomatico colpo di Stato (nessuno dei manifestanti aveva con sé armi di alcun tipo).

L’anno zero dei nuovi movimenti sociali e politici del Mozambico è stato proprio quel giorno, tanto che adesso i giovani rivoluzionari hanno deciso di chiamarsi “Generazione 18 di marzo”.

L’impatto sulla scena politica

Improvvisamente, il paludato scenario politico mozambicano si è infiammato. Gruppi della Generazione 18 di marzo si sono formati in tutte le principali città mozambicane, delineando, così, la nascita non tanto di movimenti di protesta, quanto sociali e politici, che si stanno già preparando per le decisive elezioni amministrative del prossimo ottobre.

Elezioni che preludono a quelle presidenziali e parlamentari del 2024, con lo spettro di riforme costituzionali unilaterali da parte del Frelimo per garantire il terzo mandato al presidente Nyusi, e la certezza di un clima infuocato e probabilmente violento.

I naturali alleati dei giovani rivoluzionari per le elezioni comunali sarebbero i partiti di opposizione, tuttavia il loro atteggiamento fa interrogare sulla loro effettiva volontà di provare a vincere in alcuni dei comuni più importanti, a iniziare dalla capitale.

Curiosamente, infatti, i partiti di opposizione, Renamo in primo luogo, sembrano spaventati tanto quanto il Frelimo da questo movimento di giovani.

Soltanto alcune individualità della Renamo, come il deputato e probabile candidato a sindaco di Maputo, Venâncio Mondlane, l’attuale sindaco di Quelimane in quota Renamo, Manuel de Araújo, il leader di un partito al momento senza seggi parlamentari, Salomão Muchanga di Nova Democracia, sembrano aver colto il potenziale politico ed elettorale della Generazione 18 di marzo.

Le strutture tradizionali della Renamo e, in parte, del Movimento democratico del Mozambico (MdM) appaiono assai preoccupate da questa scossa, che potrebbe mettere a rischio il quieto vivere della politica mozambicana, col Frelimo destinato a governare in eterno, e Renamo ed MdM a fare un’opposizione in giacca e cravatta, paghi dei benefici personali dei loro massimi dirigenti, e coscienti di non poter disturbare più di tanto il manovratore.

Oltre i confini del Mozambico

Azagaia era ritenuto il maggior rapper di tutta la lusofonia. Soltanto per dare una prova della sua fama, a Lisbona si terrà un concerto alla sua memoria, in Guinea-Bissau il giovane artista Policarpo ha appena disegnato un murales in suo onore nella capitale Bissau, ma soprattutto i movimenti di giovani angolani, in questo caso spalleggiati da Adalberto da Costa Júnior, leader del maggior partito di opposizione, l’Unita (Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola) hanno appena realizzato con successo una manifestazione inedita in quel paese.

Sulla base della parola d’ordine di “Potere al popolo”, lo scorso 31 marzo è stato realizzato un sabotaggio, chiedendo a tutti gli angolani una giornata di riflessione sul proprio Paese, restando a casa e non andando a lavorare.

La manifestazione ha avuto una massiccia adesione e adesso, il 10 aprile prossimo, Venâncio Mondlane, insieme alla Generazione 18 di marzo, sta organizzando una iniziativa simile, invitando tutti i mozambicani ad accendere una candela alle ore 20 per poi applaudire per 60 secondi dai balconi o dai terrazzi di ogni appartamento, in nome della libertà e della Costituzione, ripetendo per tre volte “Povo no poder”.

Un modo non violento, forse l’unico possibile in questo momento in Mozambico e in Angola, per manifestare il proprio dissenso verso governi autoritari e liberticidi, evitando tuttavia spargimenti di sangue.

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