Mozambico: il terrorismo si espande a sud di Cabo Delgado - Nigrizia
Conflitti e Terrorismo Mozambico
Un fallimento la missione militare congiunta iniziata un anno fa
Mozambico: il terrorismo si espande a sud di Cabo Delgado
Dall’estremo nord del paese la guerriglia jihadista conquista terreno, nonostante l’ingente dispiegamento militare in campo. Il presidente Nyusi accusa ipotetiche “potenze straniere neocolonizzatrici” di voler annientare il suo partito e denuncia forme di finanziamento interno a supporto dei gruppi terroristici
06 Settembre 2022
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 4 minuti
(Credit: Unicef/Mauricio Bisol)

Quando, ad agosto del 2021, le truppe rwandesi iniziarono le loro azioni a Cabo Delgado – la provincia al centro degli attacchi terroristici nel nord del Mozambico -, la situazione sembrava potersi risolvere in pochi mesi.

L’immediata riconquista di Mocimboia da Praia faceva pensare che l’efficiente esercito di Kigali avrebbe risolto la questione in tempi celeri. Il contestuale appoggio offerto dalla Comunità di sviluppo dell’africa australe (Sadc), mediante la missione militare Samim, aveva dato ulteriore fiducia al governo di Maputo.

Passati i mesi, tuttavia, la guerriglia jihadista che quotidianamente viene combattuta fra imboscate, incendi di piccoli villaggi e attacchi in più parti della provincia di Cabo Delgado, non sembra desistere dai suoi intenti. Anzi.

Nel mese di luglio i dati Acled (Armed Conflict Location & Event Data Project) parlano di 56 morti, mentre il 2 agosto, per la prima volta, si è avuto un attacco confermato nella vicina provincia di Nampula.

L’episodio si è verificato presso la località di Namapa, distretto di Erati, l’ultimo della provincia di Nampula prima di raggiungere a nord, attraversato il fiume Lurio, Chiure, già in territorio di Cabo Delgado.

Nei giorni scorsi, verso la fine di agosto, l’altro distretto che era stato messo a ferro e fuoco era stato Ancuabe, anch’esso a sud della provincia di Cabo Delgado; lo stesso che il locale amministratore – Valigie Tauabo -, soltanto a giugno, aveva dichiarato sicuro, invitando le popolazioni, nel frattempo sfollate, a rientrare nelle rispettive abitazioni.

Responsabilità politiche

Sembra vi sia molto di politico in questi ultimi attacchi. In primo luogo, essi si sono ravvivati subito dopo l’annuncio, da parte della Sadc – riunitasi a Kinshasa il 18 agosto scorso per il suo 42º Summit – del rinnovo della missione Samim, senza però specificarne la durata.

In secondo luogo, il presidente Nyusi ha sollevato due questioni, entrambe significative e inedite.

Secondo quanto da lui riferito, la ripresa degli attacchi dovrebbe essere messa in relazione alla volontà, da parte di ipotetiche potenze straniere neocolonizzatrici non meglio identificate, di liberarsi del Frelimo e dello stesso Nyusi, a pochi giorni dal congresso del principale partito del Mozambico.

Inoltre, Nyusi ha aperto il vaso di Pandora rispetto a possibili forme di finanziamento interno a supporto dei gruppi terroristici: il moltiplicarsi dell’apertura di distributori di benzina in una provincia per certi versi insospettabile, quale quella di Sofala, sarebbe infatti legato proprio a questo, oltre che al riciclaggio di denaro.

I proprietari sarebbero di origine tanzaniana, come nel caso del gruppo Lake Oil, presente a Beira (capitale di Sofala) dal 2016. Improvvisamente, il suo proprietario, Ali Awahad, uno degli uomini più ricchi della Tanzania, ha chiuso i battenti, dileguandosi dal Mozambico.

Le dichiarazioni del capo dello stato hanno sortito tuttavia anche forti critiche, visto che le autorità mozambicane non sono state in grado di arrestare l’uomo d’affari tanzaniano sospettato di finanziare i gruppi terroristici prima della sua fuga, dimostrando, ancora una volta, come minimo scarsa tempestività o, ancora peggio, la fuga di preziose informazioni.

Contestualmente, è partito l’attacco, questa volta da parte del titolare del dicastero della difesa, Cristóvão Chume, contro gli scienziati sociali mozambicani. Questi, infatti, non starebbero dando alcun contributo rispetto alla comprensione del conflitto in corso, limitandosi a conversazioni da talk-show o a silenzi assordanti.

Tuttavia, anche in questo caso la critica si è trasformata in un boomerang: a oggi chi ha prodotto i principali studi sul tema sono stati centri di ricerca privati o ricercatori singoli, mentre le università pubbliche sono talmente sotto censura da parte dallo stesso potere politico di cui Chume è espressione, da avere da tempo gettato la spugna rispetto a questioni “sensibili” come quella di Cabo Delgado, di cui il governo sta mostrando un livello di conoscenza incredibilmente basso.

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